Sant'Agnese perduta? No riaffiora


C ronache dalla Mantova perduta. Il Comune ieri ha presentato l'esito del recupero-restauro di quel che resta del medievale convento di Sant'Agnese, che sorge in uno dei quei luoghi separati, sovrapposti e mimetizzati della città vecchia, al di là del cancello dove vicolo Sant'Agnese si esaurisce. Quattro vani con affreschi, colonne, peducci in terracotta, un pozzo trecentesco che - da soli - fanno un museo della Mantova multistrato. Qui è stata invididuata la sede della Circoscrizione Centro.
Dev'essere una sorte segnata. Gli ingredienti sono più o meno gli stessi, anche se la prospettiva è diversa. La Circoscrizione Centro ha dovuto far trasloco dai locali di Santa Maria della Vittoria, condivisi con l'asilo Strozzi che al piano superiore ha la palestra fra un fiorire di tondi e santi affrescati di stagione mantegnesca.
La Circoscrizione Centro dovrebbe trovar casa in quel che resta di Sant'Agnese, tra pitture recuperate e sotto la palestra costruita per la vicina scuola media Alberti.
L'organismo decentrato presieduto da Mario Ongari deve avere un destino legato alle incognite restauratorie e di convivenza intensa con l'arte. Gli uffici della Circoscrizione, e forse di chissà quali altri enti o associazioni, in Sant'Agnese andranno a stare benissimo, a patto che anche chi vorrà conoscere questa nuova porzione di città che è riemersa, potrà 'fare suoi" gli ambienti. Che, cosi ampi e seguenti, possono far immaginare al Comune un nuovo luogo dove mostrare quello che non c'è più: come una virtuale ricostruzione delle realtà monastiche, che superavano la cinquantina (la vicenda archeologica aperta e chiusa del Gradaro è la più recente); o proporre una mappa dell'Insula Sacra.
Tante idee per far convivere la necessità della Circoscrizione con la virtù della cibaria culturale che non è mai abbastanza.
I locali recuperati del monastero di Sant'Agnese si trovano dietro l'ex caserma Bava e la scuola Alberti se si guarda da via Cairoli. E dietro il cancello dove curva vicolo Sant'Agnese che va in cerca del contatto con vicolo Bonacolsi. Su quest'area si estendeva già nel Duecento il complesso agostiniano, soppresso nel 1775, trasformato in Collegio, Casa del Giovane e quindi in Museo Diocesano in piazza Virgiliana, e quasi del tutto scomparso da un punto di vista spaziale dall'altro capo, verso piazza Seminario.
Il monastero si sviluppava appena al di là delle mura occidentali più antiche (linea via Montanari-vicolo Sant'Agnese) e sulla sponda est dell'ancona di Sant'Agnese, tombata e diventata piazza Virgiliana.
Quattro vani, 300 metri quadrati, sovrastati dalla moderna palestra che si regge sui muri perimetrali per salvaguare le crociere che coprono il mozzicone del convento. Nel cantiere ci accolgono il progettista degli interventi e direttore dei lavori architetto Franco Mondadori e l'architetto Marco Zenesini del settore opere pubbliche del Comune. Soddisfatti. I locali sono stati sottratti a secoli di dimenticanza, non passiva. Sono evidenti i tentativi riusciti o avviati di stacco dei peducci, di strappo degli affreschi. L'acquisizione da parte del Comune ha posto sotto tutela gli spazi.
Il primo locale è connesso al robusto muro perimetrale che appartenne alla chiesa di Sant'Agnese. È voltato a botte e su un lato c'è la vera di un pozzo tardogotico inserita in una nicchia ogivale. Si tratta di un evidente riuso. La seconda stanza propone i frammenti di tondi affrescati con ritratti di santi che reggono cartigli, degli ultimi anni del Quattrocento, come i peducci in cotto superstiti, elegantissimi. Questi capitelli pensili hanno forme allungate con palmette e parlano dell'epoca di Mantegna.
La terza stanza fa confluire le crociere su una splendida colonna centrale di pietra grigia e base in marmo rosso di Verona. Sul fastoso capitello lo stemma con grifo di una personalità ecclesiastica (è sormontato da una mitra). In un frammento pittorico trecentesco un santo benedicente. Questo locale ha peducci diversi dalla precedente, come quelli dell'ultimo vano dove sono stati ricavati i servizi e che aveva una comunicazione diretta con l'area della Casa dello Studente.

Stefano Scansani