L'ex Cdl cerca un filo comune

BR bROMA./b Berlusconi è disposto a discutere di una nuova legge elettorale, ma non lo considera indispensabile. L'importante è andare presto al voto, anche con «l'ottima» legge attuale, il «porcellum», che gli darebbe comunque la vittoria con un largo vantaggio sul centrosinistra. A sera, ha ribadito questa linea ai suoi, invitati a cena a palazzo Grazioli, dopo una riunione dei capigruppo Cdl al Senato, dove si è discusso anche della proposta di Enzo Bianco, all'ordine del giorno di Palazzo Madama. A giudicare dalle parole del presidente dei senatori di An, la riunione si è risolta in un nulla di fatto. Altero Matteoli parla di larga sintonia di An «con la Lega e con l'Udc». Con Forza Italia, «dobbiamo approfondire ulteriormente, perché l'accordo ancora non c'è». Renato Schifani lo conferma, parlando di confronto positivo e di «volontà di trovare una proposta unitaria». Ma c'è l'ammissione che ci sono state «convergenze» e «divergenze». E infine, anche un ammonimento agli alleati: «Se si vuole trovare un'unità, c'è bisogno che alcune forze politiche facciano un passo indietro».BR D'Onofrio, Udc, ha confermato che tra il suo partito, An e Lega c'è «condivisione su un impianto proporzionale» e si è augurato che «gli amici di Forza Italia convergano sulle nostre posizioni». Prima dell'incontro, il leghista Calderoli aveva parlato di «sospetti su tutti, anche su Berlusconi».BR A cena, il cavaliere deve essere rimasto deluso dal resoconto di Schifani, perché se le riserve continuano non si può andare «presto» alle elezioni. Per tutta la giornata, Berlusconi ha messo l'accento sui problemi del centrosinistra, trascurando i propri. Nei confronti di Veltroni, impegnato nella fatica di una legge elettorale condivisa, ha esibito comprensione e compatimento. Gli ha fatto molti auguri per la sua «impresa coraggiosa», ma le difficoltà che sta incontrando le ha attribuite tutte alle posizioni dell'«estrema sinistra» e alle «divergenze» nel Pd.BR Berlusconi ha sorvolato sulle difficoltà del centrodestra, dove Fini ha continuato a dichiarare le sue riserve sulla linea di palazzo Grazioli. «Se Berlusconi dice il leader di An - ritiene strategica l'alleanza dell'ex Cdl lo dimostri, cercando una posizione unitaria di tutto il centrodestra sulla legge elettorale». Una intesa tra i partiti «non si basa né sulla cordialità né sulle polemiche tra i leader, ma unicamente sulla condivisione di valori, programmi e strategie». Nel giudizio di Fini, Berlusconi ha ridotto la Cdl alla condizione di una alleanza «ex», cioè superata dall'emergenza primaria del suo nuovo partito, la creatura politica che suscita molti sospetti. Proprio ieri, Berlusconi ne aveva parlato con Fini, come pure della legge elettorale, ma con «toni cordiali», senza «caduta di rapporto». Ma a Fini non deve essere piaciuta l'affermazione di Berlusconi, che il nuovo partito deve nascere «dal basso», anche se rimane un «vincolo di alleanza». E il Cavaliere ha anche battezzato il nuovo soggetto politico dal quale scompare la parola 'partito": si chiamerà Popolo della Liberta, scelto dal 63% di coloro che hanno votato ai gazebo.BR Per la legge elettorale, non è facile capire la natura delle difficoltà intervenute, perché Berlusconi è tornato ieri a darne gli elementi identitari, ma solo per sommi capi: turno unico, una sola scheda, «sbarramento dignitoso», «nessun marchingegno strano». La proporzionale non lo affascina, ma se c'è, deve prevedere una dichiarazione preventiva delle alleanze di governo. Un intoppo si può trovare nella dichiarata disponibilità a votare anche con la legge attuale, che «non impedisce la governabilità».BR

Renato Venditti