L'IMPORTANTE E' FARCELA NON IMPORTA COME

BR Su un paio di cose Berlusconi ha ragione. La prima: è difficile anzi improbabile e forse pure improprio trasformare la scorrettezza politica in reato penale, acquistare un senatore convincendolo a cambiare casacca non è automaticamente corromperlo con il denaro e promettere incarichi-premio non è illegale. La seconda: se fossero pubbliche le telefonate di tutti gli italiani, quasi tutte le si troverebbe gonfie di ragazze e ragazzi, signore e signori segnalati da Tizio a Caio perchè «stanno a cuore a Sempronio che un domani ci può far comodo». Fine delle buone ragioni di Berlusconi, il resto è teoria e pratica del malcostume.BR Si, perchè è una fondamentale questione di costume, cioè di misura civile, di pubblica e privata sobrietà. C'è chi ce l'ha e chi no. Berlusconi non ce l'ha ed ha la sincerità di dirlo chiaro.BR Considera ovvio che «far la corte» ai parlamentari significhi «promettere incarichi e candidature a persone meritevoli». Vero che aggiunge che se lo fanno gli altri è tradimento e dittatura. Ma questo, seppur lo dice, non lo pensa davvero. E' invece fermamente convinto, come moltissimi del resto, che tutto il mondo e tutto al mondo sia in vendita e che il buon imprenditore e leader sia quello che spunta un buon prezzo. E' questa, nella sua testa, la qualità somma dell'uomo pubblico e privato.BR Infatti ogni volta in buona fede è colto da stupore: ma come, in una società e in una cultura dove per consenso quasi generale l'importante è farcela e non importa come, proprio a lui si rimprovera come reato il provare a farcela? Non può che essere manovra politica ai suoi danni, «Armata rossa delle toghe all'attacco». Al netto dell'iperbole sfacciata di un paese comunista che lo perseguita, lo stupore è sincero.BR «Mettetevi nei miei panni...quante segnalazioni avrò fatto neanche lo so, come si fa a non farle?...Prefigurare incarichi è la politica». Rivendica cosi la normalità del segnalare anche per conto terzi a dirigenti Rai gente da far lavorare in tv e invogliare parlamentari a far cadere il governo con l'incentivo di una futura garantita carriera.BR Il paese cui Berlusconi si appella nei «suoi panni» ci si mette spesso e volentieri e infatti in gran parte non considera reato raccomandare, appoggiare, spingere, mostrare e trattare ricompense. Nè reato e neanche disdicevole comportamento, almeno nella sfera privata.BR E per Berlusconi la questione si chiude qui, privato e pubblico sono la stessa cosa.BR Non lo sfiora il dubbio che ciò che prometteva non era «roba» sua, che Stato, istituzioni e cosa pubblica abbiano altre regole e valori da quelli di un'azienda molto disinvolta sul mercato. Indagato di una corruzione politica che, se c'è stata, è ardua da dimostrare e che forse nemmeno c'è stata davvero, Berlusconi è responsabile, maestro e profeta di altro tipo di corruzione. Ha, per cultura e istinto, corroso e smontato ogni confine tra etica pubblica e interesse privato. Gli viene naturale, da sempre. Dov'è la notizia?BR

Mino Fuccillo