Trovato il cimitero ducale Centinaia di ossa E i nomi? Ci sono le lapidi

Tbrovato. Il cimitero dei Gonzaga ha la gobba e sta sotto la scala - la stranissima scala semicircolare - della basilica di Santa Barbara. Ha la gobba perché fra la selva di ossa che i preti già consacrano come 'sepolcreto", ci sono anche le vertebre e scapole storte del duca Guglielmo. Salito al cielo nel 1587, livido e barbuto, fu il principe col quale lo stato di Mantova conobbe il tempo più bello e prospero. Anche musicale. La chiesa palatina fu pretesa dal Gobbo, per fare musica. Martedi Santa Barbara ospiterà la seconda parte dell'Oratorio di Bach diretto da Koopman. La curia ha pensato di blasonare l'evento presentando il progetto musicale della basilica e annunciando che sotto il pavimento ci sono i sepolcri dei Gonzaga. Prima nessuno. Adesso tanti in una volta.BR /b È un riscontro. Sulle scoperte e i rilievi (archeologici e medici) il riserbo è strettissimo. Scioglieranno il mistero, martedi prossimo in Curia, il sovrintendente Luca Rinaldi e il direttore dei restauri Giovanni Mori. La novità è questa: sulle pareti delle camere funebri per ciascun c'è una lapide col nome di ogni individuo.BR Se i documenti dovessero avere ragione, nella selva di ossa dovrebbero esserci i resti di almeno tre duchi.BR In sequenza cronologica: il padre Federico II, committente di Palazzo Te; del primogenito Francesco III che mori annegato nel Lago durante una battuta di caccia; del secondogenito succedutogli sul trono, Guglielmo. Oltre a questi anche lo scheletro di Domenico Guglielmo Lungaspada, figlio di Vincenzo I, e quindi i resti delle donne. Dovrebbe trattarsi del più importante ritrovamento del genere dei tempi contemporanei, se si considera che negli anni Sessanta don Costante Berselli individuò nella chiesa di Santa Paola la tomba di Isabella d'Este e del marito Francesco II più altri famigliari ascendenti e discendenti. Tutto fini nel tritaossa della dimenticanza e della dispersione. Meno che per il ramo francese della decandenza, rappresentato in Santa Barbara dai resti di Carlo I e dal cranio dell'ultimo duca Ferdinando Carlo il Fellone. Non è che i Gonzaga sono perseguitati dalla maledizione della razza 'evidentissimi in vita, spariti in morte", perché le loro sepolture sono state o continuano a essere introvabili. La verità è un'altra: le visite ai loculi, nei secoli, sono state frequenti, rapinose o curiose, dai lanzichenecchi ai francesi di Napoleone, dalle acque e dalle melme del Mincio fino agli storici armati di torcia, trapano e un cuore indomito da Indiana Jones.BR Delle sepolture collettive di Santa Barbara si sapeva tutto. Dai documenti contemporanei a Guglielmo e da quelli di poco posteriori. L'occasione per individuarle e vederle è stata data dal recente cantiere del restauro totale della basilica. Via il pavimento ecco le due camere funebri, alla sinistra della scala che stilizza l'impresa gonzaghesca del Monte Olimpo. La stanza degli uomini e quella delle donne, comunicanti, e raggiungibili non attraverso la cripta (troppo facile), ma da una gradinata che cala sottoterra dietro un lastrone altrettanto funebre nel corridoio della sagrestia. Brividi, macigni e cunicoli.BR La cripta non c'entra. Originale quanto la chiesa superiore, quella inferiore, a tre navate e con cappella ellittica, non dà accesso ai vani tombali. Però - in chissà quali tempi e con quali strumenti - qualcuno mise gli occhi nelle fondamenta della chiesa ducale. Bucò la parete per vedere al di là. Buio pesto, ma non per la telecamerina che in tempi più recenti ha 'visto" la selva delle ossa.BR Tutto vero. Guglielmo è sepolto li sotto, insieme agli altri. Ogni signore aveva anche il suo programma di vita eterna. Sua moglie, Eleonora d'Asburgo, preferi il pavimento della chiesa della Trinità (oggi Archivio di Stato). I nonni suoi, Francesco II e Isabella d'Este decisero invece di farsi seppellire nella chiesa di Santa Paola, mentre il figlio Vincenzo I con la nuora Eleonora de' Medici preferi la cripta di Sant'Andrea. A ognuno la sua fine, chi dentro il saio francescano, chi con la corona, l'ermellino e lo spadone. È il caso megalomane di Vincenzo I, che però non si trova.BR La chiesa palatina di Santa Barbara è officiata, è proprietà della diocesi, con la sua acustica e il suo organo Antegnati è una straordinaria aula da concerti.BR Nel suo piano di sistemazione della corte il duca Guglielmo nel 1562 commissionò una nuova chiesa privata nella zona 'del gioco della palla", cioè in una spianata fra la Corte Nuova e la Domus Nova, in una bassura che fu riempita con una infinità di terra.BR Negli stessi anni nacque Vincenzo, l'erede, e Guglielmo si convinse che ci voleva un tempio più grande, solenne, speciale. Cosi eccezionale da pretendere dal papa una giurisdizione diocesana senza territorio, un messale proprio, un rito autonomo. Nel 1565 la consacrazione della basilica progettata assieme al campanile da Giovanni Battista Bertani con un gusto polimorfo e personalissimo che salda la memoria giuliesca allo stile romano.BR Guglielmo volle essere sepolto dalle parti del Monte Olimpo, su un lettuccio di pietra. Con lui i parenti. La basilica è piena di reliquie e di sorprese. Basti ricordare la serie di palle dipinte che furono rinvenute durante i lavori di restauro diretti dall'architetto Giovanni Mori nella sagrestia. Giochi infantili del Cinquecento che confermano che nell'area della chiesa i principi giocavano proprio a palla. I Gonzaga, anche se morti, non finiscono mai di riapparire. Sono o non sono la colonna vertebrale di Mantova?BR