SERRATE PRIVATE SCIOPERI PUBBLICI

BR Roma è praticamente paralizzata, da due giorni, dallo sciopero (o serrata?) dei padroncini e delle cooperative di taxi. Oggi lo sarà tutta l'Italia per la fermata generale dei trasporti. La prima è una rivendicazione corporativa e, per ora, romana. La seconda non ha motivazioni economiche, ma di tipo collettivo: si vuole dal governo un impegno ben più incisivo ed esteso a favore del trasporto pubblico. E tuttavia in questi giorni, fra Roma e l'Italia, sono gli utenti ad andarci di mezzo.BR Nella capitale infatti l'«assemblea» dei tassisti si svolge nel cuore di una metropoli dal traffico ordinariamente lento bloccando il nodo di piazza Venezia e quindi condizionando pesantemente tutto il resto. Il braccio di ferro col Comune rimonta alla liberalizzazione delle licenze dei taxi voluta, più che giustamente, dal governo e dal ministro Bersani. In tutta Italia la protesta fu immediata. A Roma con punte di maggior esasperazione dovute alla presenza di forti componenti di estrema destra fra i taxisti. Ci si oppone alle nuove licenze (500) programmate dal Campidoglio. Non si accetta l'aumento proposto per il primo scatto (18 per cento).BR Ora, è vero che nella capitale i taxi costano meno che a Milano e in altre città, ma è altrettanto vero che, nel rapporto con gli abitanti, il loro numero è qui decisamente più scarso. Scarsità che si aggrava quando si pensa ai 20 milioni di turisti all'anno. Lo scontro romano è in qualche modo decisivo per Veltroni e per lo stesso Prodi: devono dimostrare che sulle liberalizzazioni sanno tener duro. Il discorso non è meno complesso per la fermata generale del trasporto pubblico di terra, di mare, d'aria. Qui il nostro Paese sconta una politica profondamente sbagliata che negli scorsi decenni ha privilegiato l'auto, l'autotrasporto, la strada e l'autostrada. Siamo il Paese europeo con meno passeggeri e meno merci in ferrovia. Siamo pure il Paese con più coste e grandi isole e con meno merci (o tir completi) in nave. Il numero dei pendolari nelle aree metropolitane continua a crescere: secondo il recentissimo Rapporto Censis, sono oggi 13 milioni, aumentati del 35,8 per cento rispetto a sei anni fa. E il 70,2 per cento di loro si muove con l'auto privata spendendo di solo carburante un centinaio di euro al mese, il doppio dei pendolari in ferrovia (dove prevalgono gli studenti e dove purtroppo i ritardi, la poca pulizia, i disagi figurano all'ordine del giorno). Ed ora Trenitalia minaccia di sospendere le linee meno remunerative, a tutto danno delle zone peggio servite, più povere e disagiate. Un'altra tipica, disastrosa stortura italiana. Monta la rabbia dei pendolari, degli utenti costretti a servirsi dell'auto. Giovani single e coppie recenti, molto spesso, che la grande città, col caro-case, ha espulso oltre la prima cintura e che sono diventati forzosamente pendolari. Non so, onestamente, se lo sciopero generale sia la leva giusta per cambiare strategia in materia di trasporti. Ma le sue motivazioni sono tutt'altro che campate in aria.BR

Vittorio Emiliani