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Nuovo stadio e futuro di Tea i nodi d’autunno

 Futuro della Tea e nuovo stadio. Ecco i grossi nodi dell’autunno che l’Amministarzione comunale di Mantova sarà chiamata a sciogliere. Due nodi parecchio intricati se è vero che da tempo questi due argomenti sono all’attenzione del sindaco Fiorenza Brioni e dei partiti. Nuovo Martelli e nuovo assetto della multiutility ma non solo. Sul tavolo ci sono anche altri argomenti destinati a rinfocolare le polemiche tra maggioranza e minoranza ma anche all’interno della stessa maggioranza di centrosinistra, come il futuro dell’asilo nido Peter Pan di Lunetta e dell’Apam.
 In sospeso vi sono anche alcune sedute di consiglio comunale, richieste direttamente dalle minoranze, con argomenti come il campo nomadi, la torre romanica ritrovata durante i lavori del secondo tronco dell’asse sud, la sicurezza nei quartieri. «Giovedì, nella riunione dei capigruppo per programmare i prossimi lavori consiliari - spiega il presidente del consiglio comunale Albino Portini - proporrò di mettere all’ordine del giorno delle prime sedute utili i 13 punti slittati il 9 luglio scorso, quando mancò il numero legale. In discussione, quindi, andranno le mozioni sul campo nomadi e sulla torre romanica, a cui proporrò di aggiungere quelle sul futuro dell’Apam, sull’asilo Peter Pan e sulla sicurezza. Dovremmo tenere due consigli consecutivi, il 10 e l’11 oppure l’11 e il 12 settembre». L’attenzione, però, è tutta concentrata sul nuovo stadio e sul futuro della Tea, argomenti che potrebbero arrivare in aula solo in ottobre. Senza dimenticare che sullo sfondo c’è la nascita del nuovo Partito democratico.
 Multiutility. Sarebbe ormai giunto il momento, per il sindaco Brioni e per il neo presidente della Tea, Gianpaolo Tosoni, di illustrare ai consiglieri comunali le quattro proposte di alleanza pervenute da Asm Brescia, Hera Bologna, Linea Group e Aimag Mirandola. Prima, però, di arrivare in aula il primo cittadino dovrà effettuare vari passaggi con la sua maggioranza per informarla sulle proposte ricevute. Sui contenuti vige la massima riservatezza (non va dimenticato che sia Asm che Hera sono gruppi quotati in Borsa). Pare, però, che la scelta si sia ristretta ormai a bresciani e bolognesi, con i primi che paiono nettamente favoriti. Il problema è che Tea, di cui il Comune virgiliano detiene quasi il 73% del pacchetto azionario (il resto è di altri enti locali), dovrà rimanere in mano pubblica mantenendo il suo legame territoriale. L’idea mantovana è quella di costituire una Holding in cui confluiranno tutte le reti, che rimarrà totalmente pubblica; i servizi (gas, teleriscaldamento, rifiuti, ecc. - tranne l’acqua che seguirà un percorso a parte e totalemte pubblico) saranno inglobati in una sub holding che sarà aperta ai privati, ma sempre al di sotto del 50%. Resta da vedere quanto Asm ed Hera, nel caso accettassero questa impostazione, valuteranno il pacchetto da acquistare.
 Nuovo Martelli. Comune e privati (le due società promotrici del project financing, Maire Engineering e Coopsette) stanno trattando sulla convenzione che dovrà dare il via alla costruzione del nuovo impianto dietro l’Itis. Una bozza è all’attenzione delle parti da tempo e in settembre potrebbe esserci l’accordo. I problemi che hanno finora rallentato l’intesa sono la revisione della capienza del nuovo stadio, portata da 16 mila a 20 mila (Via Roma dovrà trovare 4 milioni di euro in più per pagare l’aumento dei posti), la gestione del futuro stadio (il bando del project la affidava a chi avesse vinto la gara) e, soprattutto, che cosa verrà costruito al posto dell’attuale Martelli, di fronte a palazzo Te. L’operazione è tenuta monitorata dall’Authority sui lavori pubblici dopo gli esposti di Longfils, ma quello che preoccupa è il coinvolgimento o meno dell’Ac Mantova nel business. Comune e imprese sostengono di aver già avuto incontri bilaterali con la società biancorossa e di essere disponibili ad affidare ad essa la gestione del nuovo impianto. Gli snodi di tutta l’operazione, e su cui insistono anche le forze politiche, sono comunque due. Il centrosinistra è, infatti, pronto a dare l’ok all’operazione solo a due condizioni: che il Mantova venga riconosciuto da subito come gestore e che si abbiano già le idee chiare su cosa fare al posto dell’ex Martelli.