Gli Amanti di Mantova fanno il giro del mondo Mobilitata anche la Cnn

Abbbracciati nello stesso posto da seimila anni. Ma una volta scoperti hanno fatto il giro del mondo in tre giorni. Gli Amanti - gli scheletri neolitici trovati fra San Giorgio e Cadè - oltre che rappresentare un'eccezionalità per la severa pratica dell'archeologia, van capiti per il verso giusto. Anche simbolico-emotivo. Evocano un probabile amore dell'età della pietra, fanno tenerezza, inducono a pensare a morti violente e sacrifici umani in un luogo del tempo irriproducibile se non con la fantasia. La pressione mediatica (l'interesse di giornali, radio, tv si chiama cosi) dall'altro ieri è fortissima. Anche Cnn, France Presse, Al Jazeera vogliono gli Amanti di Mantova. Il ministero dei beni culturali sta disciplinando la coda.BR /b La sovrintendenza archeologica della Lombardia conferma. Ieri le richieste si sono moltiplicate, arrivano da tutto il mondo, anche da China Today e dalle reti britanniche. È Elena Maria Menotti a gestire le domande, le più varie e imprevedibili: c'è chi vuole soltanto le fotografie, chi chiede interviste agli operatori, chi vuole filmare i due scheletri e perciò essere accompagnato sul posto della scoperta. Ma le giornate di pioggia hanno reso il campo impraticabile e le ossa sono state coperte. Per arrivare laggiù, tra montagne di terra sbancata che sembrano canyon tra i pioppi, bisogna avere l'animo dell'agricoltore e il piglio dell'Indiana Jones valpadano, oltre che il superiore permesso per entrare e vedere. A piedi non si arriva. Ci vuole il fuoristrada. È capitato anche a noi questo trasbordo che salva la carrozzeria della propria auto ma non le scarpe. In questo lembo meridionale dell'urbanizzazione della Valdaro SpA - che si estende dal Mincio al casello di Mantova Nord - la terra è bruna, basta un niente d'acqua per farla assomigliare a una colla. Bruna la superficie, brune le suole, brune le ossa. È il sindaco di Quingentole Alberto Manicardi a portarci sul posto. Fa l'archeologo di mestiere ed è uno dei referenti della Sap, l'organizzazione che presta servizi professionali alla sovrintendenza, che è impegnata anche al mosaico romano di piazza Sordello, e che tra l'altro pubblica importanti saggi su scavi e ritrovamenti.BR Dagli archeologi al lavoro nessuna accoglienza. Perché di calore meteorologico non ce n'è, loro sono tutti presi dal lavoro col bisturi, il pennello, la matita, le mappe. E poi, stavolta, stanno cospirando per un effetto sorpresa. Camminiamo dentro un cratere rasato, un alveo di 15mila metri quadrati, nella foschia. Ci sono i muri, i manubriati, le grandi vasche e i canali della villa rustica romana, i resti evidenti di una colossale fattoria di duemila anni fa e loro, gli archeologi, ci dicono di tralasciare, ci invitano a rimandare la romanità, «perché i romani, rispetto all'ultima cosa affiorata, rappresentano l'ipermoderno».BR In questo momento gli archeologi si affollano attorno alla Menotti e a Manicardi. Trascriviamo i nomi e la penna muore per il freddo: Enrico Paiello, Davide Brombo, Ugo Boni, Renzo Zucchi, Marco Zanotti, Michele Brunetto, Elena Masetto, Ivana Rizzo e Piergiorgio Cinelli. Sembra un appello scolastico o pare di stare all'anagrafe. Ma questo punto - avvistati gli scheletri - nomi e cognomi della nostra e propria civiltà, cedono, rimbalzano fuori dalla spianata, al di là dei canyon di argilla in cerca del 2007.BR La Menotti dichiara lapidaria due cose: neolitico, seimila anni fa. Prima dell'età del rame, prima dell'età del bronzo, prima dell'età del ferro, prima degli etruschi padani e dei galli, prima dei romani. Oltre l'età impressiona la posizione dei due individui. Ma è necessario qualche secondo per seguirla e comprenderla, perché le ossa lunghe, corte e piatte liberate in parte dalla morsa della terra, sono un reticolo. E loro sono abbracciati. Se sono un lui e una lei - o dello stesso sesso, lo stabiliranno gli esami delle ossa - quest'ultima ha un braccio piegato verso la testa dell'uomo e una gamba sovrapposta a quella del compagno. Lui fa altrettanto. La posizione fetale, rannicchiata su un fianco, è caratteristica delle sepolture del neolitico.BR