Gli Amanti preparano il viaggio in città

BR Gbli Amanti di Valdaro stanno facendo il giro del mondo. Archeologi in tilt, appassionati sbalorditi, curioni sulle tracce del sito dove sono stati trovati i due scheletri abbracciati e con un corredo funebre più sospetto che simbolico: l'uomo morto con una freccia nel collo, la donna sacrificata per lui, ammazzata a colpi di pugnale di selce. Un rito di seimila anni fa, scoperto fra San Giorgio e Cadè. Il sindaco Beniamino Morselli è felice ma un poco risentito. Lui è stato più o meno l'ultimo a saperlo.BR /b «Ma certo che mi fa piacere. Guardi, continuo a sentir dire che San Giorgio è un Comune senza storia. Non ha un centro storico, ma il nostro territorio era già vissuto un migliaio di anni fa». Il sindaco Morselli riscatta il suo paese che è uno sciame di quartieri residenziali che ormai con Mantova fanno conurbazione, e dice di aver saputo della scoperta degli Amanti di Valdaro leggendo la Gazzetta, ieri mattina. «Mi piacerebbe avere informazioni più tempestive. La mia amministrazione è pronta a collaborare, ma ci vuole una linea diretta». Il territorio di San Giorgio è parecchio esteso e frastagliato, sembrerebbe impossibile che la Valdaro SpA sia impegnata nell'urbanizzazione anche dentro la sua giurisdizione: dal Mincio all'Autobrennero. E poi il proliferante San Giorgio non è nuovo al neolitico. Probabilmente gli Amanti di Valdaro erano della stessa tribù dei tre cacciatori, sempre morti ammazzati nel 5-6.000 avanti Cristo. I loro scheletri (con armi) sono stati trovati durante lo scavo della piscina comunale. A questo punto San Giorgio merita un museo, un proprio antiquarium? «Avevamo già chiesto di tenere i reperti nel nostro territorio - risponde Morselli -, ma la risposta della sovrintendenza è stata 'impossibile". Ma so e sappiamo che il nostro museo lo abbiamo a Mantova. Sulle prospettive degli scavi nella villa romana dove sono stati trovati gli scheletri abbracciati sentirò Elena Menotti».BR Donna in movimento la Menotti, di cantiere in cantiere. Dal paleolitico al rinascimento, la responsabile del nucleo operativo di Mantova della sovrintendenza archeologica lombarda, in questi mesi ha un bel da fare. Gli scavi sono decine, tutti importanti, tutti orditi con trattative, raccordi e accordi con i proprietari dei terreni, pubblici e privati. Imprenditori, impresari edili, progettisti, agricoltori, allevatori, amministratori. Tra questi ultimi c'è l'assessore provinciale alla cultura Roberto Pedrazzoli, l'uomo che a questo punto dovrebbe far messe e tesoro di tanto giacimento archeologico. Basta censire gli scavi in corso, quelli passati, il tipo di ritrovamenti, e altroché pampa e palude, foresta padana. La Provincia, che ha cosi a cuore il territorio (la dottrina del presidente Fontanili guarda al 'tutto intorno a Mantova", ovvero 69 Comuni), la Provincia potrebbe immaginare una guida e un percorso archeologico? Basti pensare a Bagnolo San Vito che, nel suo piccolo, ha cominciato a far decollare il grande emporio etrusco-padano del Forcello. O a Poggio Rusco che con Boccazzolla ha confermato una sovrapposizione senza intervalli dal neolitico all'epoca romana. «Alcuni scavi hanno il nostro sostegno economico, come a Monzambano - spiega l'assessore Pedrazzoli -, e proprio recentemente con Elena Menotti ho parlato della possibilità di realizzare un libro che documenti e divulghi le scoperte avvenute per caso in ogni angolo della provincia». Chiediamo a Pederzoli se gli piace l'idea di un'amministrazione provinciale che interviene per lasciare in vista le strutture più interessanti e le mette in linea (percorso) tra loro. Pederzoli è d'accordo.BR Intanto la Menotti sta individuando l'azienda super specializzata in grado di prendere gli amanti, imballarli e trasferirli al Museo Archeologico Nazionale, che fra due anni (promettono) sarà aperto nell'ex mercato dei bozzoli, a Mantova. «Li recupereremo senza separarli», aveva pronosticato l'altra mattina svelandoci i due scheletri nel cantiere della Valdaro SpA occupato da due mesi dallo scavo archeologico. La doppia sepoltura rappresenterà uno dei pezzi forti della nuova istituzione. Gli specialisti dovranno tagliare una zolla di terra molto ampia e perfetta. Un cubo, da immettere in una forma. Scheletri e terra dovranno essere protetti, difesi e controllati. Di certo non potranno rimanere dove sono stati scoperti, accanto a una sepoltura di un 'sigle" e alla vastissima villa romana di età imperiale. Il prelievo e il trasporto degli Amanti sarà storico, perché i protagonisti sono rari. Ci vorrebbe il Ris della fiction televisiva (acrobati del laboratorio) per capire che cosa capitò ai due soggetti neolitici, probabilmente uomo e donna di giovane età, sepolti in posizione fetale, affrontati e abbracciati. Le ipotesi sono discordanti. L'eccezionalità dell'abbraccio è fuori di dubbio, e quel che non torna e non tornerà è la ragione del corredo funebre, la freccia che lui ha tra la spalla e il collo, le tre lame di selce che lei ha sulla coscia e sul bacino. Corredo funebre con 'pezzi" costruiti appositamente per l'inumazione di lui caciatore e di lei conciatrice di pelli e raccoglitrice? Oppure lui morto ammazzato dalla freccia e lei sacrificata per lui, considerando che nella prossima Età del Rame spesso le donne erano destinate a questa esperienza? È evidente che, in ogni caso, la morte e quindi la sepoltura, sono state simultanee e i due soggetti legati da un rapporto formidabile. Altre inumazioni dell'epoca con il sacrificio rituale della donna non presentano corpi faccia a faccia e abbracciati. Sarà la suggestione e l'imminenza di San Valentino, ma qualcuno nel disegno degli Amanti ci vede un cuore. Anche gli scheletri fanno tenerezza.BR

Stefano Scansani