Montorsi, quando il calcio non basta

bMANTOVA./bb I gol più belli di Roberto Montorsi, timido e triste funambolo della fascia destra, non sono mai stati chiusi nei 7.32 di tre legni congiunti; i suoi gol più belli Roberto Montorsi li segna da trent'anni, quando regala un sorriso a chi soffre, quando dona sè stesso. La sua vita è dono, perchè Roberto ha spento i fari della celebrità per aprire l'anima al silenzio che è conforto e speranza.BR /b Non bestemmia chi paragona Montorsi a chi soffiò il suo nº 7 alla Juve, tal Causio Franco, non sacramenta chi vide in lui il lampo di Manè Garrincha o il genio di Omar Sivori. Montorsi, nato a Castellucchio il 22/8/51, aveva studiato per entrare in seminario perchè stufo di pensare a tattiche, perchè il calcio non può bastare a un uomo.BR Roby, come ancor oggi lo chiama chi lo ama, sognava di far gol a Mantova da quando la Juvenilia lo metteva in luce alle giovanili, o quando d'intesa con Fabrizio D'Agata andò a giocare nella Fulgor di Bacchi. Passi di corsa, i suoi, lungo la fascia e nella vita. Roberto viene portato al Mantova da Silvio «Ciba» Golinelli: «Conosceva una mia zia - dice - e mi convinse. Feci tutta la trafila, poi il 28 dicembre '69 Giagnoni mi fece giocare in B. Con me c'erano Sanseverino e Veracini, 38 anni in due. Segnai di testa, vincemmo 1-0 col Foggia. Poi giocai ancora, segnai ancora, mi prese la Juventus di Allodi. Avevo 19 anni, ero nello spogliatoio che avevo sognato. Ma non stavo bene: mi mancava l'affetto paterno che Giagnoni aveva per me, ero spaesato e non c'era più chi placava i miei pensieri, metteva ordine alla mia timidezza. Mister Armando Picchi mi chiamava ‘il dottorino', ero la riserva di Haller e avrei dovuto godermi la vita ma sentivo il bisogno di aiutare il mio prossimo. Tornai a Mantova ma il Giagno era andato a Torino, la mia solitudine si sfogò in campo: andò male a Mantova, Allodi mi mandò a Monza, poi al Sorrento e al Padova. Io non pensavo solo al calcio, nei miei occhi c'erano soprattutto i fratelli che hanno bisogno di una parola, di un gesto di aiuto».BR E' il 30 agosto 1973 quando Montorsi dà l'addio agli scarpini, a Padova. Da quel giorno giocherà solo con gli amici per farli sentire felici, le volte in cui l'hanno visto in uno stadio si contano su una mano però domani ci sarà: «Credevo e credo nella mia scelta, sono volontario all'Acli e al Geriatrico. Il calcio? Non faceva per me, con la preghiera e l'aiuto al prossimo che amo come me stesso sono realizzato». Gran gol, Roberto.... (a.f.)BR