ARCHIVIO la Gazzetta di Mantova dal 2003

Senza Titolo


BAMBINI
Quando la violenza
è la normalità

 Siamo genitori di ragazzi diversamente abili scriviamo per commentare l’episodio di violenza nei confronti del ragazzo dowun, nella scuola; è un fatto vergognoso che fa riflettere ma, purtroppo, la violenza nei confronti dei nostri ragazzi rientra quasi nella normalità. E’ violenza quando da bambini hanno bisogno di terapie riabilitative per recuperare abilità ma ci danno interventi con il contagocce. E’ violenza quando, nella scuola, cambiano insegnante ogni anno scolastico o quando trovano insegnanti inadeguati che hanno scelto il sostegno per comodo e non per convinzione e usano la certificazione dei ragazzi diversamente abili come alibi per non impegnarsi a fondo per la loro istruzione.
 E’ violenza quando si è obbligati a imparare a fare le scale con una sedia a rotelle per arrivare in classe per la lezione. E’ violenza quando le istituzioni preposte non ti danno risposte adeguate. Finita la scuola si passa poi nel mondo del lavoro e la salita si fa più ripida, ci sono nuove violenze umiliazioni, condite da lunghe attese.
 Perché ostinarsi a mandare a scuola questi ragazzi? Perché chiedere per loro un lavoro dignitoso? Perché noi genitori dobbiamo elemosinare ciò che spetta loro di diritto?
 E’ crudele pensare che per loro ci sia una vita solo da spettatori. Se hanno, come persone, il diritto alla vita, abbiano il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla famiglia, altrimenti diamogli la morte da piccoli. In Italia, nel 2003 (anno del disabile) è stata riconosciuta la dignità degi animali, sia riconosciuta anche la dignità di tutte le persone diversamente abili, non solo sulla carta ma anche nei fatti, perché non siano più considerate cittadini di serie zeta. Chiediamo più impegno e più solidarietà affinché la violenza nei loro confronti non sia più la normalità.
I genitori della coop Ce la Faremo! - Goito

PORTA CERESE
Quel cantiere
ci disturba

 Colgo l’opportunità offerta dalla sua rubrica, per denunciare una situazione di grave disagio cui sono sottoposti gli abitanti di via Grossi da quando è iniziata la costruzione degli edifici nel cantiere ex Scia. La presenza del cantiere, oltre a creare gli ordinari fastidi legati all’attività (rumore e polvere), genera anche disagi al traffico e agli abitanti di via Grossi, dove è situato l’accesso per i mezzi pesanti. L’asfalto della via ed i marciapiedi sono diventati particolarmente sporchi; chi non possiede un garage ed è costretto a parcheggiare l’auto nella via la ritrova sporca ed impolverata come avesse appena terminato un rally.
 Un numero elevato di camion e betoniere transita nella via e, poiché l’accesso al cantiere è piuttosto stretto, sono necessarie diverse manovre perchè gli ingombranti mezzi liberino la carreggiata: si formano così lunghe code di autoveicoil che causano rumore e inquinamento. Persino i pedoni sul marciapiede sono costretti a fermarsi e ad attendere il termine di tali manovre. Per agevolare le manovre, su parte della via è stato imposto un divieto di sosta che riduce il già esiguo numero di parcheggi; non dimentichiamo che il parcheggio gratuito antistante la vecchia concessionaria è stato fagocitato dal cantiere.
 A tutto ciò, si aggiunga che l’area interessata dal divieto di sosta è utilizzata dagli operai come area di lavoro per le betoniere: il conducente scende, prepara il canale di scorrimento per il cemento, ne regola l’inclinazione ed infine annuncia il proprio arrivo. Tutte queste attività sono svolte col motore dell’automezzo acceso, aggravando l’inquinamento acustico e dell’aria.
 Francamente non so se lo svolgimento di tali operazioni nell’area di divieto di sosta sia lecito o no; nel caso lo sia, ritengo che il Comune sia stato troppo generoso nell’accordare il permesso. Non mi sembra corretto e nemmeno educato che l’aria ed il suolo pubblici e la tranquillità degli abitanti della zona sia sottoposti ad un tale maltrattamento solo per agevolare i lavori in un cantiere privato. Spero che tra i buoni propositi per l’anno venturo ci sia la volontà di migliorare questa situazione, sia da parte dell’impresa costruttrice che dell’amministrazione pubblica.
Alberto Marsotto

VESCICOLARE
La professionalità
dei veterinari Asl

 Sono un allevatore di suini attivo nel comune di San Benedetto Po. Per la nostra categoria nelle scorse settimane non sono mancati i momenti di tensione, per il diffondersi della vescicolare nel Basso mantovano. Il virus ha reso necessari sia l’abbattimento di 10mila capi sia una notevole mole di prelievi di sangue dei maiali, per verificarne lo stato di salute. Il nostro allevamento si trova all’interno della cosiddetta zona di sorveglianza posta entro 10 km dal focolaio e per questo, benché non si siano verificati casi di malattia nelle nostre strutture, io ed i miei soci e collaboratori siamo venuti a contatto con le istituzioni sanitarie che hanno lavorato sull’epidemia. In questa sede vorrei rivolgere un sentito apprezzamento al settore veterinario dell’Asl per la cordialità, la disponibilità e le capacità con cui ha svolto il suo delicato lavoro, in un momento di certo non facile. Inoltre ringrazio l’Istituto Zoo-profilattico di Brescia per la rapidità con cui ha saputo fornire i risultati delle analisi svolte, dimostrandosi veramente efficiente nel momento del bisogno.
Oscar Gasparini

FOTOGRAFI
Il mio maestro
Carlo Cavicchini

 E’ tutto vero, quello scritto nell’articolo di venerdì 15 novembre dedicato al fotografo Carlo Cavicchini. E’ tutto vero ma Carlo, per me, è molto di più. Lui è stato il mio maestro e io, l’allievo che non è mai riuscito a superare il maestro. Nel 1972, quando decisi che la passione per la fotografia, che coltivavo come hobby, usando la mitica Bencini Comet II, diventava la mia professione conobbi, grazie al comune amico Alberto Cipolla, messaggero del laboratorio del colore, il Carlo. Da quel momento, iniziammo una collaborazione quotidiana: prodigo di consigli, paziente all’inverosimile, Carlo era sempre pronto e disponibile. Mi insegnò molti trucchi per la camera oscura, un settore che non conoscevo affatto, ma problemi ne avevo anche in camera di posa, con le luci e le pellicole da usare per foto tessera e per i ritratti in studio. Carlo era bravo e svelto anche nelle riprese matrimoniali; così quando mi capitavano più impegni, lui generosamente si prestava. Certo la sua vera specialità, arcinota fra gli appassionati, era sicuramente la bravura in camera oscura. Con orgoglio, posso dire che le stampe più belle uscite dal mio negozio, le ha stampate il Carlo. Purtroppo il tempo è passato e con i cambiamenti tecnologici da una parte sommati ai nostri hanno fatto si che negli ultimi tempi i rapporti di lavoro si sono attenuati. C’è sempre meno richiesta di manualità esperta, ma Carlo Cavicchini posso garantire che è stato uno dei maestri della fotografia e di diritto può entrare nella storia di Mantova per il grande contributo dato alla sua città. Con tutto il cuore, con un magone grosso dall’emozione all’amico Carlo voglio dire... «La stima nei tuoi confronti è grande, sappi che sei stato molto importante per me e la mia vita, professionale, ma non solo. Tu fai parte a quella cerchia di amici silenziosi che mi porto nel cuore, anche se per mancanza di tempo o intendimenti non te lo mai detto (abbino questo pensiero a Franco Lini, un altro grande amico al quale devo molto: gli eventi, commerciali e tecnologici ci hanno portato ad una involontaria lontananza) ma quando mi fermo a pensare per fare dei bilanci sulla riconoscenza tu e Franco ci siete sempre dentro in modo positivo. Carlo con la speranza di poterci ritrovare ancora, ti faccio tanti auguri per un futuro che ti arrida, conserva e usa le macchine fotografiche perchè con quelle in mano rimarrai sempre giovane.
 Con affetto, stima e tanta simpatia il tuo amico,
Bruno Melli fotografo a Suzzara