Semeghini e i Chiaristi a confronto

BR Ubna mostra di confronto. Una retrospettiva che, a quarantadue anni esatti dalla scomparsa del pittore quistellese, pone le opere di Pio Semeghini di fronte ai quadri dei maestri chiaristi. Per tentare di rispondere cosi al dilemma se la pittura di Semeghini faccia parte o no del movimento Chiarista. 'Semeghini e il chiarismo fra Milano e Mantova", inaugurata ieri nelle Fruttiere di Palazzo Te, vuole essere un omaggio a un artista mai adeguatamente conosciuto e riconosciuto.BR /b L'esposizione presenta oltre 140 opere, realizzate negli anni '30 e '40 del Novecento, di Pio Semeghini e degli interpreti del Chiarismo lombardo, milanesi e mantovani. «Un confronto quadro a quadro per vedere le differenze» ha detto il curatore della mostra Francesco Butturini.BR «Si tratta di un confronto storico e non antologico - ha sottolineato - per vedere cosa succedeva nella pittura di Semeghini dagli anni '30 in poi e in quella dei Chiaristi suoi contemporanei». Il percorso della mostra si snoda nei corridoi seguendo un itinerario circolare: all'esterno i quadri di Semeghini, all'interno i Chiaristi milanesi e all'interno ancora quelli mantovani. In uno specchiarsi reciproco che ne stimola il confronto. «Mentre i quadri di Semeghini si diradano e il colore si fa evanescente, nei Chiaristi il colore chiaro è forte, grosso, lavorato - spiega Butturini -. Semeghini va alla ricerca della luminosità, della luce allo stato puro con una prostettiva classica, mentre i Chiaristi usano la prospettiva dell'intuito e una narrazione affabulatoria. Quella di Semeghini è più sognante. I Chiaristi sono più vicini al dialogo, Semeghini alla sospensione del dialogo». Un accostamento di opere quindi che, nelle Fruttiere di Palazza Te, permetterà di rileggerne il legame. «Questa mostra è qualcosa di significativo e positivo - ha detto Enrico Voceri, presidente del Centro Te - che la Fondazione Semeghini e il Comune di Mantova hanno voluto per ricordare un grande artista del nostro territorio». «Si tratta di una mostra altamente rappresentativa della carriera artistica di Semeghini - ha evidenziato il presidente della Fondazione Bam Luigi Frezza -. Un omaggio al pittore di Quistello che rappresenta un'opportunità di verifica per la critica che, a quarantadue anni dalla sua scomparsa, ancora non gli trova una esatta collocazione nei flussi artistici». «La sua scelta di vita silenziosa non ha giovato a proiettare su di lui la giusta attenzione - ha aggiunto -. Questa è l'occasione per gli storici dell'arte di rendere giustizia a un artista di grande livello».BR «Pensare a Semeghini per una Fondazione non è stato casuale ed è l'attuazione del desiderio espresso dalla moglie Gianna, morta appena otto giorni fa e alla quale la mostra è dedicata - ha detto Andrea Olivi, presidente della Fondazione Pio Semeghini Onlus -. La Fondazione segue due linee programmatiche: la tutela e la valorizzazione delle opere di Semeghini e iniziative per la promozione sociale nel campo della cultura. Il primo passo è il bando all'Università di Verona per un assegno di ricerca annuale su Semeghini». «Questa è la prima importante mostra della nuova amministrazione - ha sottolineato il vicesindaco Ilario Chiaventi -, che inaugura un nuovo filone di sinergia con il privato per coinvolgere il mondo delle fondazioni e del collezionismo e rafforzare cosi la qualità delle iniziative. Il primo esperimento c'è stato con Mariani. Ora proviamo con un impegno più consistente, per un artista non valorizzato come merita. Una mostra che ribadisce lo spessore di Semeghini e ne sonda i rapporti con il Chiarismo».BR

Elisa Pederzoli