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Prodi ammonisce la Francia


 ROMA. Reciprocità, non ritorsioni. «Se la Francia non apre il suo mercato noi chiudiamo il nostro in attesa che lo faccia», dice sostanzialmente Romano Prodi, leader dell’Unione. E quindi stop all’opa francese su Bnl e ricongelamento del voto di Edf in Edison. Reciprocità, ovvero stesse possibilità di agire sul mercato francese da parte di imprese italiane. Intervistato da Bloomberg News Prodi lancia quelle che dovrebbero essere le contromosse dopo la fusione Gdf-Suez che taglia fuori Enel dal mercato francese. «Il rispetto delle regole è l’unica logica che va difesa», dice Massimo D’Alema, presidente Ds. «Se ci sono le condizioni, credo che la strada giusta sia la procedura d’infranzione contro la legge francese sulle Opa», aggiunge Piero Fassino, segretario della Quercia. «Se non si aprono anche loro noi dobbiamo proibire le loro acquisizioni in Italia perché non possiamo essere considerati solo oggetto di acquisto», aggiunge Prodi. Ed elenca i no francesi: «Hanno comprato i formaggi ma non ci hanno lasciato entrare nelle autostrade, quando c’è stato il tentativo di acquistare Dexia si sono opposti. Nel frattempo hanno preso partecipazioni nelle nostre banche, a cominciare da Intesa, fino a Mediobanca. Non possiamo mica pensare ad una asimmetria di questo tipo».
 Ostacoli anche all’Opa di Bnp Paribas su Bnl? «Non c’è dubbio - risponde Prodi - ed è qui che dobbiamo fare una politica europea. Però quando il ministro francese, a Bruxelles, annunciava la strategia per la fusione Suez-Gas de France, non era presente alcun ministro italiano».
 Prodi dice anche di più. In assenza di simmetria delle regole occorre correre ai ripari, creare anche noi «i nostri campioni nazionali». Fusione Enel-Eni, dunque? «Certamente l’esigenza di rafforzare le imprese nazionali è diventata urgente in questa situazione».
Prodi che diventa antieuropeo? Che pensa ritorsioni? «Ma quali ritorsioni - reagisce il leader dell’Unione - non ho mai parlato di ritorsione ho parlato di regole uguali».
 Da Fausto Bertinotti l’interpretazione autentica del pensiero del leader dell’Unione: «La reciprocità è il contrario del protezionismo, che è un’idea unilaterale di autodifesa. Al contrario la reciprocità è l’idea di stare in un’area integrandosi in questa area. Tuttavia avendo una parità di opportunità».
L’idea del leader dell’Unione è quella di un intervento italiano, senza confidare nelle reazioni dell’Europarlamento. «Il Parlamento europeo - ricorda Prodi - ha bloccato l’Opa europea, qui purtroppo con il contributo dei parlamentari della maggioranza italiana. Così noi ci siamo preparati ad essere aperti mentre gli altri chiudevano». Che è un po’ quello che rimarca Luca di Montezemolo, presidente di Confindustria: «Ci vogliono regole europee più dure e più forti sull’Opa». Ancora Prodi: Giulio Tremonti, gli viene fatto osservare, pensa a un decreto legge. Lei è d’accordo? «Ci sono diverse opzioni possibili, vediamo quale verrà scelta».
Ma scettico sulla possibilità di un decreto legge si dice Bruno Tabacci, Udc, presidente della Commissione Attività produttive della Camera: «Non credo che il governo italiano stia preparando alcun decreto, quanto alla fusione Eni-Enel invito le due aziende energetiche italiane a guardare all’estero».
- Alessandro Cecioni