28 dicembre 2005 —
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sezione: Attualità
MILANO. Si mette male per Giovanni Consorte, il presidente dellUnipol interrogato per quattro ore ieri pomeriggio in procura a Milano. I magistrati gli hanno contestato di aver portato allestero, negli ultimi 4 anni, almeno 50 milioni di euro, circa 100 miliardi di lire (e solo 5 milioni sono stati fatti rientrare con lo scudo fiscale approvato dal governo Berlusconi). Adesso Consorte, che forse il prossimo 30 dicembre sarà costretto a dimettersi da presidente di Unipol, deve dire come ha guadagnato quei soldi e poi come li ha utilizzati. Li ha depositati in banca? Li ha spesi? Ha finanziato qualcuno? Linterrogatorio ha avuto momenti drammatici, tanto che quando sono usciti, i due Pm hanno precisato la necessità di «aggiornare il registro degli indagati». Insomma, sono bastate le parziali ammissioni di Consorte per coinvolgere altre persone nellinchiesta. Inoltre si allunga la lista dei reati che viene contestata al Cuccia delle coop, come Consorte è chiamato nel mondo della finanza (già accusato di aggiotaggio, potrebbe finire sotto inchiesta anche per insider).
Linterrogatorio è stato abbastanza breve (Fiorani aveva parlato per 10 ore) ma soltanto perchè i magistrati vogliono adesso interrogare il suo vice, Ivano Sacchetti, luomo che con Consorte ha condiviso tutto, a cominciare dagli enormi guadagni sui conti aperti alla Banca Popolare Italiana. Oggi, poi, le parole di Consorte saranno messe a confronto con le dichiarazioni di Fiorani e Gianfranco Boni, che saranno interrogati a San Vittore. E nei prossimi giorni sarà consegnata ai Pm la memoria di Emilio Gnutti che vuole evitare un nuovo interrogatorio perchè sofferente di cuore.
La posizione del manager Unipol è pesante. Deve rispondere per aver affiancato Fiorani nella scalata Antoneventa e deve chiarire i complicati passaggi della scalata a Bnl. Però Consorte non sa più dove appoggiarsi, è un uomo sempre più solo. Negli ultimi giorni è stato scaricato dagli amici di sempre, da Emilio Gnutti, da Gianpi Fiorani e da Gianfranco Boni, lex direttore finanziario della Banca di Lodi.
Ecco che cosa è emerso negli ultimi giorni.
Boni, per esempio, dice a Bruno Bertagnoli (il proprietario del quadro del Canaletto trovato nel caveau della banca) di bonificare 2,4 milioni di euro su un conto a Montecarlo. E solo dopo Bertagnoli viene a sapere che il conto è di Consorte. Sono Fiorani e Boni a concedere 4 milioni di euro di fido a Consorte e Sacchetti per operazioni di Borsa che frutteranno 1,6 milioni di euro ciascuno.
Ma il grosso dei soldi viene da Gnutti. Cinque milioni di euro gli vengono accreditati, spiega il finanziere bresciano, per aver condotto le trattative di cessione della quota che la Hopa (società di Unipol e Gnutti) possiede in Telecom. E proprio laffare Telecom è stato al centro dellinterrogatorio di ieri.
- Gnutti, Consorte e Colaninno hanno certamente realizzato forti plusvalenze. Subito dopo, però, Consorte guadagna altri 35 milioni di euro. Come? Compra azioni (Autostrade, Generali, Capitalia, Telecom) in Borsa che subito dopo gli vengono ricomprate dalla Hopa a prezzi gonfiati. Perchè lHopa, finanziaria molto attenta nella gestione dei capitali, gli fa questo favore?
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Gigi Furini