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Diciotto anni all’omicida di Giovannini

 CASTELLUCCHIO. L’assassino di Paolo Giovannini, 60 anni, l’assicuratore di Castellucchio ucciso il 5 dicembre del 2000 nella sua abitazione, è Cristi Ianu Petrisor, 24 anni, romeno. E’ la conclusione alla quale è giunto il Gup Marcello Bortolato al termine del processo celebrato col rito abbreviato. Lo ha quindi condannato a 18 anni di carcere. In buona sostanza, il giudice ha accolto le tesi sostenute dal pubblico ministero Giuditta Silvestrini, che attraverso la composizione dei vari tasselli è giunta alla conclusione che ad uccidere non poteva che essere stato Cristi.
 Il rappresentante dell’accusa ha quindi concluso la requisitoria chiedendo la condanna all’ergastolo, sussistendo il reato di omicidio volontario, aggravato dalla rapina del denaro e dell’auto e dalla crudelta con la quale l’assicuratore è stato soppresso. Un delitto maturato nell’ambiente gay. Il giudice nel determinare la pena ha concesso le attenuenti generiche, ritenute equivalenti alle aggravanti. Una delle quali l’ha esclusa: quella della crudeltà. E’ quindi partito da una pena base di 24 anni per quanto riguarda il delitto, alle quale ha aggiunto 3 anni per la rapina. Dai 27 complessivi ha quindi tolto i 9 anni per effetto del rito (l’abbreviato prevede uno sconto di pena di un terzo) ed è giunto quindi ai 18 anni.
 La discussione ha impegnato tutta la mattina e si è conclusa poco prima delle 14. Il pubblico ministero Giuditta Silvestrini ha detto sostanzialmente - il processo era di tipo indiziario - che vi era tutta una serie dei circostanze che prese singolarmente potevano anche trovare giustificazioni ma che analizzate e valutate nell’insieme non potevano che mettere con le spalle al muro l’imputato.
 Quella domenica sera, insomma, Cristi dalla stazione ferroviaria di Verona non aveva preso il treno per Firenze - come ha sempre sostenuto l’imputato - ma, secondo l’accusa, era tornato a Castellucchio assieme ad altre due persone, con le quali ha raggiunto l’abitazione di Giovannini, si è fatto aprire e i tre, una volta in casa l’hanno ucciso al fine di rapinarlo del denaro. Una somma che non è mai stata quantificata. Mentre due sono scomparsi e non è mai stata trovata traccia, di Cristi - ha evidenziato il Pm - sono state rivenute tracce inequivocabile dalle quali è stato ricavato anche il Dna.
 I difensori Cristina Tarchini e Guariente Guarienti hanno sostenuto invece che gli elementi esposti dall’accusa potevano essere interpretati anche in modo diverso, addirittura opposto. Nel corso dell’udienza Cristi ha fatto una lunga dichiarazione spontanea. La sua è stata una disperata autodifesa nel corso della quale ha negato il delitto.

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