25 luglio 2005 —
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Cronaca
Una causa giudiziaria durata quattro anni. Da una parte un inquilino che durante la ristrutturazione demolisce le canne fumarie dei vicini. Dallaltra i coinquilini che si rivolgono al tribunale civile per ottenere il ripristino della canna fumaria e un risarcimento. Una cosa strana, ma può accadere: uno dei vicini ha ottenuto quello che voleva, ha riavuto la sua canna fumaria e un rimborso di 1.600 euro; laltro invece, un infermiere che abita in viale Sabotino, non solo dovrà scordarsi la canna fumaria ma ha dovuto anche pagare quasi 9.500 euro di spese processuali. «Un assurdo: era la stessa vicenda ma in mano a due giudici diversi ha avuto un risultato completamente opposto. Adesso vorrei andare in appello ma mi mancano i mezzi economici. Spero in qualche avvocato...».
Linfermiere e la moglie, anche lei infermiera ma in pensione, hanno passato un bel calvario per quella canna fumaria. A partire dal dicembre del 2001, quando il nuovo inquilino del quarto piano, nel ristrutturare lappartamento, ha abbattuto un pezzo di muro e scoperto le canne fumarie costruite con un materiale a base di amianto. «É arrivata lAsl e ha bloccato tutto, compreso il riscaldamento - spiega linfermiere - era inverno e per tre mesi siamo rimasti al freddo. E pensare che stavamo mettendo via i soldi; quella canna fumaria, che temporaneamente usavamo come canale per lantenna tv, doveva servire per un nostro piccolo sogno: un caminetto in salotto, di quelli con cui si può riscaldare tutta la casa. É andato tutto storto, nellaprile di quellanno abbiamo deciso di rifare limpianto di riscaldamento nuovo usando unaltra canna fumaria».