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Processo fiume per una canna fumaria

 Una causa giudiziaria durata quattro anni. Da una parte un inquilino che durante la ristrutturazione demolisce le canne fumarie dei vicini. Dall’altra i coinquilini che si rivolgono al tribunale civile per ottenere il ripristino della canna fumaria e un risarcimento. Una cosa strana, ma può accadere: uno dei vicini ha ottenuto quello che voleva, ha riavuto la sua canna fumaria e un rimborso di 1.600 euro; l’altro invece, un infermiere che abita in viale Sabotino, non solo dovrà scordarsi la canna fumaria ma ha dovuto anche pagare quasi 9.500 euro di spese processuali. «Un assurdo: era la stessa vicenda ma in mano a due giudici diversi ha avuto un risultato completamente opposto. Adesso vorrei andare in appello ma mi mancano i mezzi economici. Spero in qualche avvocato...».
 L’infermiere e la moglie, anche lei infermiera ma in pensione, hanno passato un bel calvario per quella canna fumaria. A partire dal dicembre del 2001, quando il nuovo inquilino del quarto piano, nel ristrutturare l’appartamento, ha abbattuto un pezzo di muro e scoperto le canne fumarie costruite con un materiale a base di amianto. «É arrivata l’Asl e ha bloccato tutto, compreso il riscaldamento - spiega l’infermiere - era inverno e per tre mesi siamo rimasti al freddo. E pensare che stavamo mettendo via i soldi; quella canna fumaria, che temporaneamente usavamo come canale per l’antenna tv, doveva servire per un nostro piccolo sogno: un caminetto in salotto, di quelli con cui si può riscaldare tutta la casa. É andato tutto storto, nell’aprile di quell’anno abbiamo deciso di rifare l’impianto di riscaldamento nuovo usando un’altra canna fumaria».