Addio a Bettoni, politico e scrittore

bUna vita passata prima ad applicare in politica i principi della dottrina sociale della Chiesa e poi a divulgarli con vari scritti. Ecco, in sintesi, Dante Bettoni, grande vecchio della Dc mantovana, già senatore, assessore provinciale, consigliere comunale e provinciale, presidente dello Iacp, sindacalista e scrittore, spentosi ieri a Mantova alla soglia degli 85 anni (li avrebbe compiuti il 26 settembre). «E' una grande perdita per la politica mantovana» ha sintetizzato Ruggero Ruggeri, deputato della Margherita (partito a cui Bettoni era vicino dopo aver aderito al Ppi), ricordandone la figura. Era nato a Moglia di Sermide nel 1920 da una famiglia di agricoltori. Primo di nove fratelli, si era laureato in Lettere alla Cattolica di Milano.BR /b Aveva partecipato come sottotenente alle campagne di Jugoslavia e di Russia col 3º reggimento bersaglieri: una ferita gli è valsa una decorazione. Sulla disfatta nella steppa ha scritto, nel 98, un volumetto di ricordi intitolato «Dosvidanja, tovarisc». Nel dopoguerra è stato per lunghi anni presidente provinciale delle Acli, dedicandosi alla causa del mondo del lavoro. Sul fronte politico, Bettoni, pur da una posizione di grande equilibrio, si riconosceva nella corrente della sinistra sociale «Forze Nuove» di Donat Cattin; è sempre stato un uomo di partito, pronto a sacrificare il proprio tornaconto se ciò andava a beneficio dei più. E cosi, nel 1963 aveva accettato di candidarsi nel collegio senatoriale rosso della bassa. Non sarà eletto in prima battuta, ma a palazzo Madama arriverà a fine 63 per sostituire un eletto deceduto (quella è stata l'unica volta che la Dc mantovana ha mandato un suo rappresentante al Senato); l'esordio tra i banchi è stato in occasione dell'elezione di Saragat a Capo dello Stato. In parlamento è rimasto sino al 1968, distinguendosi sulle tematiche della scuola, altro suo grande amore. E dopo l'impegno parlamentare è tornato disciplinatamente a lavorare come preside di scuola media prima a Bagnolo e poi alla Giulio Romano di Mantova. L'esperienza di educatore e di politico l'aveva trasferita nell'azione sindacale e messa al servizio della riforma della scuola, che egli vedeva non più adeguata alle esigenze moderne di formare la società del domani. Cosi, è stato il primo segretario nazionale della Cisl-scuola, da lui fondata. Nei primi anni 70, come assessore all'ospedale neuropsichiatrico, ha fatto parte della prima giunta provinciale di centro sinistra guidata da Bertani. Accanto alla politica e al sindacato ha coltivato anche la passione per la scrittura, che gli è stata di grande aiuto negli ultimi anni quando le forze, non certo la lucidità di analisi, cominciavano a venir meno. Nel 96 ha dato alle stampe il libro «Cristiani e cittadini», una riflessione sull'etica sociale e cristiana pubblicata anche in Spagna, che si affiancava a romanzi e a racconti. Per anni è stato collaboratore della Cittadella, il settimanale dei cattolici dove sino a qualche mese fa teneva una rubrica fissa dall'emblematico titolo «La dottrina sociale della Chiesa». Sempre attento alla politica ma ultimamente distante dall'impegno attivo, attraverso i suoi scritti non ha mancato di dare il suo contributo di idee alla Margherita. Bettoni, vedovo da tempo, lascia due figli, Daniele e Alberto.BR