Sorpresa in Provincia Una chiesa e sei sale affrescate


I l presidente è raggiante. Scende lo scalone d'onore e non vede l'ora di mostrarci le sei sale di palazzo di Bagno, piano terreno, via Mazzini, fresche fresche di restauro. Maurizio Fontanili ammira le pareti e i soffitti a volta, tutti affrescati alla maniera decisamente neoclassica, dunque databile al primo Ottocento. La nuova sede dei gruppi consiliari e gli uffici dei servizi alla persona della Provincia saranno quindi ospitati in un'aura mitologica. Altra scoperta è la chiesa delle Quarant'ore.
Telefona, ci chiama nel suo ufficio. Cavatori di sabbia? Mal di pancia nella Margherita? Strade da riqualificare? No, stavolta Maurizio Fontanili vuol parlare di cose d'arte. Il presidente ha in mente di mostrarci le scoperte fatte in palazzo di Bagno, sede dell'amministrazione provinciale. Raffaele Coffani ha lavorato tutta l'estate per liberare dagli scialbi i dipinti delle sei sale che, in serie, guardano via Mazzini, dall'angolo con via Madonna dell'Orto all'ingresso della prefettura. Fino a un anno fa c'era la sede della Lega Tumori che si è trasferita in vicolo Portichetto.
CONSERVATI.Da chissà quando gli ambienti avevano celato i colori al di là di controsoffittature, addirittura solai con travi in cemento e mani su mani di intonaco. Cosi, per decenni, le decorazioni neoclassiche in questa area del palazzo dei marchesi di Bagno, sono andate perdute alla vista, ma conservate in maniera straordinaria. Coffani, con la supervisione della sovrintendenza ai beni architettonici di Brescia, ha riportato le sale al loro carattere: dipinto, simbolico, rappresentativo. Con Fontanili e il restauratore, anche l'assessore alla cultura Roberto Pedrazzoli e i due ingegneri dirigenti Alberto Seguri e Luigi Rosignoli. Il presidente spiega che questa sezione recuperata ha una superficie di 220 metri quadrati e intanto Coffani fa il cicerone: racconta le modalità e le difficoltà dell'intervento di recupero, e spiega anche il significato delle decorazioni. Nella prima sala vige la geometria, una sorta di gioco di architetture stilizzate che 'muovono" la volta. Nella seconda sala Coffani indica le figure sulle pareti, trattate come le grottesche di inizio Cinquecento, donne sospese con sembianze di libellula e sfingi alate. Nella terza sala Coffani fa osservare sui muri le decorazioni a cornice, probabilmente qui i di Bagno custodivano alcuni pezzi della loro quadreria. Quarta sala neutra, quinta dipinta e poi la sesta, la più piccola, intima, ma anche la più antica. Certamente cinquecentesca, ricavata in una crociera del chiostro della chiesa delle Quarant'ore. La saletta non è affrescata, soltanto intonacata e dipinta di grigio. Si tratta dell'avvisaglia architettonica della zona della chiesa delle Quarant'ore.
Una chiesa nella sede dell'amministrazione provinciale? Si, volumetricamente intatta, ma ormai illeggibile come luogo di culto, esattamante nel terzo cortile, al di là dell'ala di rappresentanza delle prefettura, dietro la casa di Fontanili (il presidente è un vicino di se stesso).
MINIATURA.Nei secoli il compleso delle residenze dei marchesi di Bagno hanno inglobato la chiesa che dava il nome alla strada, oggi via Mazzini, ieri via Quarant'ore. Era un oratorio tardo-cinquecentesco, consacrato al culto della passione di Cristo. Lo storico Gianfranco Ferlisi spiega che la chiesa era una miniatura: solo 40 passi per 20 il suo perimetro. Il tempio nel 1817 fu trasformato in abitazione e nella seconda guerra mondiale venne lesionato da un bombardamento e di seguito adibito a ricovero di attrezzi e moto. Sono rimasti i muri perimetrali, alcuni locali, la scala interna e il campanile. Incerta la provenienza dei due angeli in legno dipinto, che Fontanili ha esposti nel suo studio. Nelle Quarant'ore saranno ospitati uffici, come nelle sei sale affrescate («tutti volevano andare li»). Non è improbabile che il presidente proponga al Fondo per l'ambiente italiano una visita pubblica ai locali e all'oratorio.

Stefano Scansani