Un'opera che doveva essere pronta per Italia '90

OSTIGLIA.Se si guarda una mappa dell'Europa, il tratto fra Verona e Bologna è il solo a binario unico fra Amburgo e Reggio Calabria. Un'anomalia eredità delle guerre perse dall'Italia che imposero, nelle condizioni di pace, limitazioni sui collegamenti veloci con la Germania. Per recuperare il tempo perduto, già negli anni'70 si è dato il via libera alla complessa opera di potenziamento. Il maxi cantiere doveva iniziare dalla costruzione del ponte sul Po. Ma la fase di tangentopoli ha sconvolto i programma, facendolo ribaltare completamente.
Dopo anni di ritardi e ripensamenti, si è preferito negli anni'90 avviare il raddoppio partendo dai due nuclei metropolitani (Bologna e Verona) in modo da sfruttare il potenziamento a vantaggio della forte pendolarità. Pezzo dopo pezzo, il cantiere da 800 milioni (1600 miliardi di vecchie lire) è avanzato lasciando per ultimo il tratto mantovano. Ma quando sembrava ormai tutto pronto per avviare l'opera più impegnativa, il ponte sul Po, sono emersi intoppi che hanno ulteriormente ritardato i cantieri. Dapprima il progetto è stato modificato per effetto della grande piena del 2000 che ha imposto un rafforzamento delle strutture in alveo. Quindi, pochi mesi dopo che finalmente l'opera era stata assegnata per 14 milioni alla Cooperativa Costruttori d'Argenta ed i lavori erano stati avviati, agli inizi del 2003 il crac dell'azienda ferrarese ha fatto ritornare tutto nuovamente daccapo. Sono occorsi quasi 18 mesi per indire un nuovo appalto che, nel luglio scorso, è andato però deserto ed è stata rifatta nemmeno 70 giorni dopo. (fr.r.)