04 settembre 2004 —
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sezione: Cultura e Spettacoli
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afalda compie quarantanni e li festeggia a Mantova con il suo papà, Joaquin Salvador Lavado, meglio conosciuto come Quino. Ieri il disegnatore argentino era in piazza Sordello con la moglie per lapertura, alla Casa di Rigoletto, della mostra dedicata alla piccola contestataria. Così Umberto Eco definì la bambina dai capelli arruffati e con il chiodo fisso di salvare il mondo, quando, nel 69, comparve per la prima volta in Italia. Abbiamo incontrato Quino prima dellinaugurazione.
Perché nel 1973 ha smesso di disegnare Mafalda? «La disegnavo da tanto tempo: dieci anni sono tanti. Mi piaceva Charlie Brown ma leggere i Peanuts per così tanti anni mi avrebbe stancato. Meglio ritirarsi quando ancora si è in forze!»
Mafalda è ancora oggi amatissima. Perchè secondo lei questo personaggio ha superato tanti anni e tante mode? «Credo siano i genitori che inducono i bambini a leggere. Siamo già alla quarta generazione».
La popolarità le ha fatto amare di più o di memo Mafalda? «Nè di più, nè di meno: la amo allo stesso modo. Rappresenta una parte del mio lavoro: il 9 novembre prossimo festeggio cinquanta anni di attività».
Non ha mai la tentazione di far commentare a Mafalda un fatto di cronaca o di costume? «Tutto quello che si può commentare ora lo esprimo nelle tavole che disegno ogni settimana».
Mafalda metteva i cerotti sul mappamondo per tentare di sanarlo. Quanti cerotti occorrerebbero oggi? «Quando disegnavo Mafalda cera la guerra del Vietnam. Oggi si va dalla Cecenia allIraq. Occorrerebbero un sacco di cerotti!».
Oggi cosa direbbe Mafalda a Bush? «Sarebbe sopraffatta dalla sua cattiveria. Non ci sono parole per descrivere le barbarie compiute da Bush e dai suoi complici. Anche Mafalda rimarrebbe senza parole. E io con lei, perchè quello che dice lei è quello che penso io. Basta guardare quello che è successo nelle librerie dellIraq, dove era custodita la culla della nostra cultura».
«Nella sua produzione successiva è emerso qualche altro personaggio con la stessa forza?» «No: ora cambio ogni settinmana creando una tavola diversa ogni volta. È un modo per sentirsi molto più liberi».
«Come nascono i suoi cartoon? Sono improvvisi o figli di lunghe riflessioni? Prendono spunto dal reale?» «Molto strano che mi vengano delle idee allimprovviso. A volte prendo spunto dai giornali, dai telegiornali, anche da quello che dice la gente per strada».
Quanto tempo ci vuole per dare vita a un cartoon? «Ci vuole tanto tempo. Ho una cartella in cui raccolgo le idee non finite. Ogni tanto la riapro e - possono essere passati anche due anni - ne tiro fuori qualcuna».
La prossima settimana sarà al Festival. Qual è il rapporto tra la sua attività e la letteratura? «Leggo molto ma disordinatamente. Ma più che dalla letteratura prendo spunto dal cinema: in fondo anche il cinema è un fumetto. Fellini, ad esempio, disegnava schizzi dei suoi film».
In viaggio con Mafalda, mostra delle opere di Quino, rimarrà a Casa di Rigoletto fino al 15 settembre (dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18), in occasione del Festivaletteratura. Levento è organizzato dal Touring Junior con lassessorato alla cultura della Provincia di Mantova. Il curatore è Ivan Giovannucci. Allinaugurazione erano presenti, oltre a Quino, lassessore Roberto Pedrazzoli e Guido Venturini, direttore generale Touring Club Italiano.
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Cinzia Lucchelli