Giagnoni e Micheli: sempre tranquillo

Le soddisfazioni professionali che Giorgio Pellizzaro sta ottenendo in campo internazionale come preparatore dei portieri sono volentieri commentate da alcuni ex biancorossi che con lui hanno condiviso le tappe iniziali della sua carriera.
Gustavo Giagnoni, bandiera del Mantova del quale è stato atleta (capitano), allenatore e dirigente, attuale apprezzatissimo collaboratore della Gazzetta, ricorda gli esordi di Pellizzaro giovane portiere: «Io divenni allenatore del Mantova nel corso della stagione 1968-69 di serie B - dice Giagnoni - sostituendo il tecnico Mannocci e prendendo in mano una situazione non facile, con la squadra biancorossa, appena retrocessa dalla serie A, in piena zona retrocessione. Prima del mio arrivo in porta si alternavano il più esperto Barluzzi ed il giovane Pellizzaro, prodotto del vivaio locale: per non far torto a nessuno li misi da parte entrambi e feci giocare il terzo portiere Pianta ed alla fine ci salvammo molto bene...»
Giagnoni commenta sorridendo l'episodio: «Fu una scelta dettata dalla necessità di avere più esperienza alle spalle - precisa - non dalla scarsa fiducia nelle doti di Pellizzaro. Anzi, probabilmente lo sollevai da alcune responsabilità tant'è vero che l'anno successivo, sempre con me allenatore, giocò da titolare tutte le partite nel Mantova che arrivò quarto sfiorando la promozione e meritandosi il passaggio alla Sampdoria in serie A».
Parlando di Pellizzaro, Giagnoni lo ricorda come un «ragazzo ottimo, educato e tranquillo, magari diverso da tanti portieri che sono estrosi e caratteriali. Anche quando lo misi da parte, sebbene fosse giovane, capi la situazione e seppe aspettare con calma il suo momento, mettendo poi a frutto le doti tecniche che gli sono valse una buona carriera a livello professionistico. Sono contento che stia ricevendo delle ulteriori soddisfazioni in questa nuova veste: se lo merita per l'impegno e la serietà che ha sempre profuso».
Anche il capitano di quel Mantova, Dante Micheli, ne ricorda le qualità umane e professionali: «Io ero più esperto - commenta - e nel giorno del debutto a Bologna cercai di tranquillizzarlo: lui ripagò con un'ottima partita, al di là del risultato finale. Giorgio (Pellizzaro, ndr) a quei tempi era un ragazzo animato da una grande determinazione e voglia di arrivare: credo che la sua dote migliore fosse il grande equilibrio, nel senso che non si esaltava né si demoralizzava. Io seguo spesso il calcio inglese e faccio il tifo per il Chelsea un pò anche perché c'è lui».(a.s.)