Il fantasma di Agnese

N on ci sono testimoni. Chissà, quindi, se anche l'altra notte, come accade da 613 anni, il fantasma di Agnese Visconti sarà tornato a fluttuare nella nebbia, ululando, tra gli alberi, nella piazza che vide la sua decapitazione. Una leggenda, quella dello spettro di Agnese, che ricorda a Mantova la crudeltà del marito Francesco I Gonzaga. Una leggenda delle tante che popolano il territorio.
Francesco I Gonzaga fece assassinare Agnese Visconti, ventitré anni, con forme legali e un brutale processo, invocando un adulterio che in verità la poveretta mai consumò. Pagò invece con la vita la nuova alleanza del suo signore-marito e il fatto di non avergli dato figli maschi. Lei era una Visconti, e a Milano avevano preso il potere quelli del ramo cadetto. I fantasmi, si sa, son duri a morire; si aggrappano ai vivi per tormentarli e ricordar loro le sofferenze patite, per costringerli a mantenere memoria, anche attraverso un'ombra, un sospiro, un pianto, di un'invisibile presenza che, in definitiva, racconta di una città che si nutre di passato. La notte tra il 6 e il 7 febbraio 1391 la poveretta subi il supplizio in piazza Pallone, lasciando la testa nella cesta del boia, mentre accanto a lei, impiccato, moriva il suo presunto amante, Antonio da Scandiano, scalciando al vento già mezzo morto e sfinito dalla tortura. Subi un processo infame la Visconti, nel quale le testimonianze la inchiodarono ad un tradimento, macinato attraverso rituali che oggi definiremmo a 'luci rosse". Le fantesche delatrici di quella lontana vicenda paiono incarnare, per alcuni versi, le voci di questa Mantova disincantata ma sorniona, che rifiuta, ridendone, l'incontro e la conoscenza con un silenzioso fantasma.
Confessiamo che in anni lontani abbiamo cercato di incontrare in piazza Pallone, nella notte tra il 6 e il 7 febbraio, ombre fuggiasche, dietro il Palazzo del Capitano, che abbiamo cercato di stabilire un minimo approccio con l'ombra della signora di Mantova, che abbiamo creduto di poter udire ululati e lamenti, e desiderato di leggere nella terra il segno di una occultata sepoltura che tutti per secoli calpestarono, non rimane che riprendere a sperare in un incontro che non avverrà se non per il piacere di un sogno. La lapide che ricorda la morte di Agnese sta sul lato nord di piazza Pallone, quasi all'angolo con la parete ovest del Palazzo del Capitano e venne posta da Giovanni Battista Intra.
* storico, studioso di araldica