Ponte sul Po, riparte l'appalto

OSTIGLIA. Tutto pronto per la ripartenza dei lavori al nuovo ponte ferroviario sul Po, interrotto nel febbraio scorso per il fallimento della ditta contraente, la coop Muratori di Argenta (Fe). Entro il mese Italferr bandirà la nuova gara d'appalto ed entro luglio assegnerà i lavori civili da quasi 20 milioni di euro alla nuova ditta. Se non ci saranno ulteriori intoppi, il cantiere sarà consegnato a dicembre e l'esecuzione dovrà terminare dopo circa 2 anni.
Stando alla nuova tabella di marcia, il raddoppio della linea ferroviaria Verona-Bologna, l'unica ad un solo binario fra Reggio Calabria ed Amburgo, verrà terminato nel corso del 2007.
In questi giorni i tecnici dell'Italferr hanno eseguito per conto del contraente Rfi (ex Fs) sopralluoghi per verificare se quanto installato due anni fa e quindi abbandonato per il fallimento è tuttora servibile. In particolare il cantiere allestito sulla sponda di Revere dalla Coop argentana e quello, sulla riva ostigliese della ditta Bonatti di Parma. Quest'ultima, dovendo costruire gli impalcati metallici, nonostante la sospensione delle opere, ha potuto continuare a lavorare nelle proprie officine di Parma preparando i pezzi che saranno successivamente montati in loco. Già costruite da tempo, invece, le due rampe in calcestruzzo a valle dell'attuale ponte ferroviario.
Il cantiere del precedente appalto da quasi 18 milioni di euro era stato assegnato nel maggio 2002. Già la prima fase, la bonifica degli ordigni bellici, era iniziata con ritardo per l'attesa del necessario nulla osta militare. Eseguita la prospezione, si era proceduto all'installazione dei due cantieri e quindi alla posa dei primi piloni necessari a sostenere le nuove travature. Ma giunti alla 13esima infissione, la Coop di Argenta, uno dei colossi della cooperazione italiana con circa 2.500 dipendenti, è entrata in crisi sospendendo il pagamento degli stipendi. La crisi di liquidità sarebbe stata generata dall'acquisizione di contratti a prezzi inferiori a quelli di mercato. Politica che aveva permesso di vincere in molti casi la sfida con i big della costruzione, ma che aveva minato alle fondamenta la stabilità finanziaria del gruppo.