Quando il Michele Bianchi era un simbolo del Fascismo


Ma.Mu. il «Mantova Multicentre» si aggiunge alla storia dell'edilizia urbana esattamente 63 anni dopo il collegato palazzo della Camera di Commercio-bis, in largo Pradella. Quella camerale però è una reincarnazione che risale agli ultimi Anni 90: lo stabile era nato invece come palazzo «politico», sede del Gruppo Rionale «Michele Bianchi». Durante tutti gli Anni 30 del ‘900 Mantova era animata da un particolare fervore edilizio, anticipato nel 1928 dal nuovo ospedale al Pompilio.
Di seguito venivano il Collegio-convitto «Arnaldo Mussolini», il Dispensario Antitubercolare, la Casa del Fascio «Arnaldo Mussolini» (ristrutturando il palazzo degli Ippoliti), la Casa del Balilla, il Palazzo dei Sindacati, la sede dell'Inps, la Casa della Madre e del Fanciullo, lo stadio «Benito Mussolini». Sul versante privato il nuovo stabilimento della Industria Confezioni Luigi Bianchi, poi Lubiam.
Ma l'organizzazione del partito fascista si articolava fino alle rappresentanze di quartiere ed ecco, quindi, i Gruppi Rionali, con le rispettive sedi da costruire. I progetti erano partiti già nel 1934-35 per aprire i cantieri nel 1938. In piazza Virgiliana, sull'area dell'ex-giardino Bustaffa, lo «Arnaldo Mussolini», progettisti gli ingegneri Angelo Azzi, Pietro Ploner, Ottorino Pavesi e architetto Attalo Poldi. In fondo a Pradella, il «Michele Bianchi», progetto e direzione lavori dell'ingegner Girolamo Bonatti con l'architetto Ferdinando Cazzaniga. Mentre cresceva il palazzo, si stava smontando la Porta Pradella. Le due sedi rionali erano già finite nel 1940 ma per inaugurarle si aspettava il 29 luglio 1941, quando arrivava addirittura Benito Mussolini, tornato a Mantova dopo 16 anni. Sulla parete di fondo del portichetto del «Michele Bianchi» spiccava «un affresco di buona composizione allegorica, opera dei giovani universitari concittadini Fraccalini Pier Luigi e Marradi Romano».
Finita la seconda guerra mondiale nel 45, l'ex-gruppo rionale veniva occupato dalle Associazioni: Combattenti e Reduci, Reduci dalla prigionia, Partigiani d'Italia. Nel salone, si ballava, all'insegna del «Cormorano», che Umberto Ghiraldini avrebbe trasferito poi in palazzo Valentini.
Nel 1972 la Camera di Commercio deliberava l'acquisto del palazzo (demaniale perché confiscato nel 45 come «bene del passato regime») affidando all'architetto Alfonso Galdi la ristrutturazione, che ha radicalmente trasformato l'interno, ricavando due sale a livello interrato. In corso d'opera, dal 1996 al 99, tornavano alla luce resti delle antiche mura della città, ben leggibili: «Con una variante di progetto - dice Galdi - le abbiamo protette e rese ben visibili dentro l'archivio centrale».

Renzo Dall'Ara