Violenza, lussuria, soldi, potere e la fine nel gulag di Manhattan

IL PERSONAGGIOGIANNI RIOTTAEra un'America in cui si poteva esser amici del presidente Bill Clinton e del futuro presidente Donald Trump, un democratico progressista e un repubblicano conservatore, con l'occhio alle belle ragazze. Un Paese dove esser condannati per violenze sessuali contro minorenni, mettere su un racket di reclutamento di ragazzine bisognose, offrendo un lavoro al centralino per poi portarle su una brandina da massaggi e sesso orale. Ma un Paese in cui la pena per condanne che, secondo il Codice, prevedono fino a 45 anni di carcere duro si sconta invece in una villa in Florida, lavorando fuori quando si vuole, facendo giri in elicottero per i Caraibi e, naturalmente, godendo di qualche "massaggio" grazie a un magistrato clemente, più tardi ministro di Trump.Era il mondo di Jeffrey Epstein, uomo d'affari che si definiva "filantropo" perché, di tanto in tanto, lanciava a centri di ricerca o istituzioni umanitarie briciole del suo patrimonio di mezzo miliardo di dollari (442 milioni di euro). Dopo averla fatta franca, nel 2008, con una condanna per pedofilia in Florida, elusa in condizioni scandalose di privilegio, Epstein, 66 anni, è stato ieri trovato impiccato a New York, nel famigerato carcere di Manhattan, Metropolitan Correctional Center. La settimana scorsa un secondino l'aveva salvato all'ultimo momento, esanime, lividi di strangolamento alla gola, ma tanti avevano creduto che Epstein tentasse i soliti trucchi per eludere il carcere. Ieri invece la morte, forse un suicidio, con il detenuto non sottoposto, nessuno sa perché, al regime di "suicide watch", controlli 24 ore al giorno.A riportare Epstein in cella le accuse di varie donne, da Jennifer Araoz, «mi stuprò, avevo 15 anni», a Virginia Giuffre, che dichiara al giudice: «A 16 anni Epstein mi trasformò in schiava sessuale, vendendomi ad amici potenti». La lista della Giuffre impressiona, «Ghislaine Maxwell, figlia del miliardario dei media Robert Maxwell, era la compagna di Epstein. Mi assoldò minorenne a Mar a Lago, la residenza estiva in Florida del futuro presidente Trump, per fargli da assistente. Invece dovetti sottomettermi a pratiche sessuali ossessive, Epstein voleva tre orgasmi al giorno, e, più tardi esser ceduta a suoi conoscenti, dono personale». Ad abusare della ragazza, secondo i verbali, il principe britannico Andrea, l'ex governatore democratico Richardson, l'ex capo dei democratici al Senato Mitchell, il giurista di Harvard Dershowitz, il magnate di Wall Street Dubin.Tutti negano finora, ma i pubblici ministeri federali di Manhattan, pool che indaga anche sul presunto coinvolgimento in dossier di politica e affari del presidente Trump, decidono di riaprire il caso. Epstein torna in cella nel carcere di massima sicurezza di Manhattan, che la giurista Jeanne Theoharis definisce «Un gulag sovietico a New York, gelido in inverno, torrido in estate. Ratti ovunque, mordono chi dorme, infettano il cibo. Niente giornali, parlare con altri detenuti porta a pestaggi». Stupri, sevizie, perfino le guardie si lamentano, il sindaco De Blasio promette di «chiudere questo cesso», ma il lugubre carcere resta lì, «a cancellare l'anima dei prigionieri» lamenta un avvocato, mentre un detenuto chiosa: «Sono stato a Guantanamo e al Metropolitan Center, meglio Guantanamo».Jeffrey Epstein, che andava ai party con Trump e la futura First Lady Melania, che dava passaggio a Clinton sul jet privato, detto "Lolita Express", che aveva visto Alex Acosta, il magistrato della Florida che firmò per lui arresti domiciliari da Dolce Vita, diventare ministro del Lavoro con Trump (s'è dimesso, travolto dallo scandalo), che amministrava la fortuna del fondatore della catena di lingerie Victoria's Secret Les Wexner (che ora lo accusa di avergli sottratto 61 milioni), si ritrova nel «gulag» downtown Manhattan. Dopo la mite condanna per pedofilia del 2008, era tornato nel giro bene, staccando assegni per la ricerca all'università di Harvard e al Massachusetts Institute of Technology, scuole d'élite paladine di diritti e femminismo che davanti ai milioni di uno stupratore seriale han detto solo «Thank you, Mr. Epstein!». E alle cene con Dom Perignon per gli intellettuali non mancavano il filosofo Stephen Pinker, ospiti d'onore il fisico Steven Hawking, l'ex ministro del Tesoro Larry Summers, il regista Woody Allen.Le vittime apriranno ora un caso civile contro la famiglia Epstein, chiedendo riparazioni, il ministro della Giustizia Barr annuncia un'inchiesta, il clan accusa il direttore del carcere di non aver sorvegliato sul detenuto Epstein, online partono i guru dei complotti: «È stata Hillary Clinton, per proteggere il marito...»; «C'è dietro Trump, non vuole che escano carte contro di lui, era vicino di casa di Epstein in Florida...»; «Putin sta infettando la campagna elettorale 2020...» e si consuma una tragedia americana, violenza, lussuria, potere, soldi, ossessione. Jeffrey Epstein voleva inseminare nel suo Zorro Ranch centinaia di donne, per diffondere il proprio Dna «e rigenerare l'umanità». È morto, da solo, nell'afa d'agosto. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI