«Ma Giulio è stato ucciso in Egitto»

Mentre il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani parteciperà oggi al funerale di Daphne Caruana Galizia (foto), la giornalista maltese uccisa il 16 ottobre con un'auto bomba, si moltiplicano le richieste di verità sui mandanti e gli autori. L'ultimo appello è dei direttori di 8 fra i maggiori quotidiani che hanno invitato la commissione europea a investigare sul delitto e sull'indipendenza dei media a Malta. I giornalisti di "The guardian", "New York Times", "Le Monde", "Süddeutsche Zeitung", "Financial Times", "Bbc", "la Repubblica" ed "El pais" hanno scritto al primo vicepresidente della commissione, Frans Timmermans, definendo «sconvolgente» l'assassinio e parlando di un «terribile richiamo» ai pericoli corsi da chi fa informazione su fenomeni criminali e di corruzione. di Nicola CordawROMA«Sono novità importanti, ma che non raggiungono il cuore della questione, che sta tutto nel regime di al-Sisi, nelle sue dinamiche di potere e nei comportamenti criminali degli apparati dello Stato egiziano. Giulio è stato ucciso in Egitto dagli egiziani». Luigi Manconi, presidente della commissione del Senato per i Diritti umani, invita a non distrarsi troppo dalla vera questione che riguarda l'assassinio di Giulio Regeni. Perché è perplesso?«Il capitolo di Cambridge non riguarda le sevizie, le torture e l'assassinio di Giulio Regeni. Su questo non abbiamo alcuna novità, nemmeno dopo la decisione di rimandare al Cairo l'ambasciatore. Una fiducia motivata su una presunta apertura del regime e della procura egiziana, da cui dovevano scaturire risultati positivi, cosa non accaduta».Ma dall'università può emergere qualcosa che aiuti ad arrivare ai colpevoli, non crede? «Tutto è possibile, non conosco le strategie di un eccellente procuratore come Pignatone. Quanto sta emergendo, riguarda i comportamenti non limpidi dell'università di Cambridge e della tutor, la correttezza e la responsabilità sui dottorandi, le linee guida della ricerca, i protocolli dell'indagine scientifica. Cosa c'entra con il crimine che conosciamo? Nulla». Però Giulio sarebbe stato ucciso a causa delle sue ricerche. «È stato un errore capitale affidare un ruolo di tutor a una persona che non poteva essere libera e i cui familiari, all'interno di un regime, erano ricattabili. Non so, lo dico con sincerità, se ciò abbia contribuito a determinare gli eventi successivi».È utile sentire gli studenti di Cambridge? «Sì, a patto che non si colga la palla al balzo per alimentare grossolane cospirazioni e chiamare in causa fantomatici servizi segreti internazionali. Non so se vada escluso il ruolo dei servizi inglesi, ma Regeni è stato ucciso da apparati egiziani. Lo scenario ampio confonde e finisce per annacquare tutto mentre il cuore di questa vicenda è un regime che tutti i giorni uccide e imprigiona altri giovani egiziani».Cambridge ne esce male. «Si sono comportati male e il loro prestigio ne esce fortemente compromesso. A quell'errore iniziale si aggiunge la reticenza di sottrarsi alle indagini italiane. Però emerge un tratto che rasserena: Giulio era prudente, consapevole dei rischi e andava avanti solo per amore della ricerca».Si riferisce alle insinuazioni fatte a livello politico? «Negli ultimi mesi mi è capitato di sentire autentici mascalzoni, saccenti presuntuosi o uomini di mondo che hanno trattato Giulio come uno sprovveduto, vittima della propria infantile passione, un po' avventurista e un po' militante. Descrizioni davvero rivoltanti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA