Bioenergia, al rifugio Bosconero si risparmia l'80 per cento d'acqua

di Mario AgostiniwVAL DI ZOLDORisparmio di acqua circa dell'80% al rifugio Bosconero. È quanto ha detto l'agronomo Davide Tocchetto che ha spiegato chiaramente il sistema di depurazione delle acque reflue realizzato in rifugio Bosconero. «Si valuta che il risparmio idrico sia dell'80%. L'acqua delle docce e dei lavandini non viene buttata via, così come le acque gialle non vengono disperse nell'ambiente ma recuperate dopo il processo di fitodepurazione. Naturalmente non come acqya potabile per la cucina ma ad uso delle toilette». Questo è emerso dal convegno, riferito al progetto sperimentale "Bioenergia nei Rifugi Alpini", che si è tenuto in una sala del municipio di Forno, organizzato dalla Fondazione Giovanni Angelini, con il Comune Val di Zoldo, il Cai locale e l'Università di Padova, mente scientifica del progetto che viene sperimentato da più di 10 anni al rifugio Bosconero, tanto caro a Giovanni Angelini fin da quando era una semplice casera negli anni 1924 - 1925. A fare gli onori di casa il sindaco De Pellegrin che crede molto nel progetto di bioenergia e sostenibilità del Bosconero in quanto valorizza l'ambiente naturale, ricchezza principale della Val di Zoldo.Hanno portato un contributo essenziale anche Roberto De Rocco, principale attore delle opere in rifugio per il Cai e la presidente della sezione locale del Cai Federica Ciprian e sul piano scientifico Maria Cristina Lavagnolo (Università di Padova) e Crivellaro che ha spiegato chiaramente il sistema della depurazione delle acque reflue, realizzato nel rifugio. La gestrice Monica Campo Bagatin ha confermato che l'ambiente naturale rimane del tutto pulito perché i rifiuti organici vengono avviati alla vasca di accumulo e, poi, al digestore anaerobico, così come i rifiuti organici di cucina che vengono raccolti e triturati, prima di passare al digestore.Il progetto risale al 2006 quando la Fondazione Angelini vinse un bando per la ricerca scientifica nell'ambito della Fondazione Cariverona. Il progetto è stato portato avanti, negli anni, dalla Fondazione Angelini con studenti/dottorandi dell'Università di Padova. La costruzione della struttura di base ha avuto il sostegno di tanti volontari Cai di Zoldo, abitanti della valle che hanno dato una mano a base di badile e vanga. Solo per stendere lo strato doppio di Geobentonitico ci sono voluti, per sollevarlo, 16 persone. La cosa che ha maggiormente colpito la presenza di tanti giovani al convegno che hanno vivacizzato l'incontro facendo riferimenti sul modello ricostruttivo della sperimentazione che sui pannelli illustrativi.