Sgarbi in visita a Monte Ricco e al Villaggio Eni di Borca

BELLUNOSchiara, Monti del Sole, Alpi Feltrine. In una parola, le Dolomiti bellunesi. Che, ancora una volta, Giuliano Dal Mas invita a scoprire. Si intitola "Itinerari nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi" l'ultimo lavoro di Dal Mas, in edicola con il Corriere delle Alpi. E soprattutto della montagna, che in questo libro incontra e attraversa, accompagnando il lettore in un viaggio in cui sono ripercorsi i sentieri di una vita. «Una montagna da vivere, una montagna da conoscere, da amare, da difendere», scrive lo stesso Dal Mas, indirizzando la sua pubblicazione «a quanti sono giovani, a quanti si sentono giovani». «Nel solco del camminare, i percorsi descritti da Dal Mas sono quasi dei racconti di chi non solo vede le tracce dei sentieri, ma alzando lo sguardo sente e comprende il linguaggio non codificato della natura», dice Antonio Andrich, direttore del Parco, nella presentazione che apre il volume. E in 160 pagine Dal Mas attraversa gran parte dei territori riconosciuti dall'Unesco, individuando per ciascun percorso il livello di difficoltà (turistico, escursionistico, per esperti, per esperti attrezzato) e il tempo di percorrenza. Si va dalla Schiara, per l'autore "montagna regina" - a cui ha dedicato di recente un volume, pluripremiato, "Schiara montagna regina. Il fascino dell'insolito" - al Monte Serva, dal Pian di Cajada alla Valle del Cordevole, passando per i Monti del Sole, Val Canzoi, Piani Erera Brendol. Dal Mas, in premessa, ricorda anche il percorso che portò alla costituzione del Parco Dolomiti Bellunesi. «Il 12 luglio 1993 anni di lotta che sembravano essere stati inutili per trasformare un'idea in una realtà si erano positivamente conclusi», sottolinea. «Quel sogno di tanti bellunesi, sostenuto dai vari Piero Rossi, Virginio Rotelli, Giovanni Angelini, Francesco Sommavilla, Cesare Lasen, quelle proposte che sembravano utopistiche all'epoca in cui erano nate e si erano diffuse (anni Sessanta e Settanta del secolo scorso) si erano concretizzate. Allora mancava alla popolazione persino la consapevolezza di avere un territorio così bello». «Un'idea coraggiosa in un periodo in cui sembrava che le Dolomiti fossero tutte fuori della provincia di Belluno», continua. «Ma oggi la bellezza paga e viene riconosciuta persino nel Bellunese, nel territorio povero del Veneto. Nessuno avrebbe mai pensato inoltre che le Dolomiti potessero diventare un giorno (26 giugno 2009) anche Patrimonio dell'Umanità, partendo proprio dalle loro estremità più meridionali». (m.r.)di Martina ReolonwPIEVE DI CADOREIl restauro del Forte di Monte Ricco e il progetto di arte contemporanea avviato all'ex Villaggio Eni di Borca hanno ottenuto il plauso e l'approvazione anche di uno dei critici e opinionisti più temuti, Vittorio Sgarbi, che lunedì scorso era in Cadore, precisamente a Pieve, dove è arrivato verso le 20 e ha pure incontrato l'ex ministro dell'economia, Giulio Tremonti.Insieme sono saliti al Forte, accolti e accompagnati da Maria Giovanna Coletti, presidente della Fondazione centro studi Tiziano e Cadore, uno dei due enti gestori, con la Fondazione Museo dell'occhiale, di Monte Ricco. Presente anche il personale che si occupa della mostra d'arte contemporanea attualmente allestita al Forte, "Fuocoapaesaggio", curata da Dolomiti Contemporanee.Il Forte, lunedì, è rimasto chiuso a causa del forte maltempo che domenica sera ha investito Pieve, provocando lo schianto di alcuni larici e faggi secolari. Superando gli ostacoli, non ancora tutti rimossi, Sgarbi e Tremonti hanno potuto comunque accedere all'area. E il critico d'arte ha ampiamente apprezzato il restauro della struttura, condividendo anche l'idea di utilizzo con cui Monte Ricco è stato riaperto: l'arte contemporanea e il sistema di reti integrate che Dolomiti Contemporanee e gli enti gestori stanno garantendo, grazie anche al supporto della Fondazione Cariverona. Sgarbi ha sottolineato la qualità di alcune opere presenti nella mostra, che ha visitato con attenzione. In particolare, si è soffermato sul lavoro pittorico di Nazzarena Poli Maramotti (già acquisito da Fondazione Cariverona/Fondazione Domus) e di Paola Angelini (una rivisitazione della "Pietà" tizianesca che rientra nel concept di "Tiziano contemporaneo", altro progetto culturale strategico attivato da Dolomiti Contemporanee). Lasciato il Forte, Sgarbi si è diretto a Borca, dove non era mai stato prima e dove c'erano ad attenderlo lo staff di "Progettoborca" e il sindaco Bortolo Sala. Il critico ha quindi visitato la chiesa di Nostra Signora del Cadore, dove ha potuto apprezzare l'opera di Gellner e Carlo Scarpa. Tappa poi alla colonia, dal 2014 popolata da artisti, architetti, designers in residenza con Dolomiti contemporanee. «Sgarbi ha compreso perfettamente la logica della rigenerazione dei grandi siti peculiari, così importanti nella storia del nostro territorio, che Dolomiti Contemporanee porta avanti ormai da tre anni insieme a una compagine di enti e partner sostenitori, locali, nazionali e internazionali», mette in risalto Gianluca D'Incà Levis, ideatore e curatore di Dolomiti Contemporanee. «Oggi contiamo su più di 500 soggetti collaborativi. La strategia delle reti, della qualità culturale e artistica, è una pratica vincente, che consente di salvare, recuperare, ripensare e riavviare siti importantissimi, che possono e debbono tornare a essere risorse per il nostro territorio e per la montagna». ©RIPRODUZIONE RISERVATA