«Silurato per le mie idee sulle centraline»

BELLUNO. Le Piccole Imprese rappresentano l'81,9% di tutte le aziende bellunesi. Secondo gli ultimi dati del febbraio 2015, infatti, le piccole imprese sono ben 308, suddivise fra 135 microimprese (fino a 10 occupati), che rappresentano il 35,9% degli associati di Confindustria Belluno Dolomiti, e 173 piccole imprese (da 11 fino a 50 occupati). Sono 53 poi le Medie imprese che hanno tra 51 e 250 dipendenti. In totale, dunque, le Piccole e medie imprese che fanno parte di Confindustria Belluno Dolomiti sono 361, e rappresentano il 96% degli associati. Le grandi imprese, ovvero quelle che contano oltre 250 addetti, in provincia sono solo 15. (s.v.)di Stefano Vietina wBELLUNO «La vicenda collegata al mio post su Facebook a favore del Movimento Cinque Stelle è la classica foglia di fico, per coprire altro». Marco Baldovin, ex neo-presidente della Piccola Impresa di Confindustria Belluno Dolomiti, ne è convinto. Il suo inaspettato siluramento allora a cosa è dovuto? «Forse sono stato imprudente nell'affrontare il tema delle centraline idroelettriche, sul quale la nuova presidenza ha dimostrato da subito un notevole attivismo. Francamente credo che i problemi degli imprenditori siano altri ed è quello che ho espresso apertamente, come sono solito fare». Marco Baldovin, 53 anni, laureato all'Università di Padova in Scienze Forestali, è contitolare dell'azienda di famiglia che commercia in legname e fa lavorazioni, come l'essiccazione del tavolame, la sezionatura dei pannelli, i semilavorati in legno. Era stato eletto da un mese presidente delle Piccole Imprese di Confindustria Belluno Dolomiti. Ma lei è contrario alle centraline? «Personalmente sono favorevole se queste strutture sono o private e finalizzate all'attività produttiva; oppure gestite dalle amministrazioni locali, che devono essere le prime a trarne risorse, possibilmente per ridurre le tasse. L'energia, insomma, va consumata in loco. Se invece si tratta di pura predazione, senza creare nemmeno un posto di lavoro, allora è bene mettere uno stop chiaro». Ed è quello che ha detto chiaramente in sede confindustriale? «Sì, perché ne sono convinto». Quindi cosa è successo in questi giorni? Cosa ha portato alle sue dimissioni? «Sono stato convocato nella sede di Confindustria e mi sono trovato davanti ai probiviri ed al direttore. Avevano un dossier su di me, sulla mia attività politica che, ripeto, si è limitata in tempi passati ad un appoggio organizzativo e su internet al Movimento Cinque Stelle, senza mai avere rivestito alcun incarico. E' il modo, insomma, che ancora mi offende: nessuno che mi abbia chiamato per chiedere spiegazioni. Hanno raccolto a mia insaputa le 'prove', se vogliamo chiamarle così, le hanno mandate ai probiviri di Roma e poi mi hanno convocato con il chiaro obiettivo di farmi decadere. Credo che nessuno possa essere processato per le sue idee, almeno in un paese civile. Siamo forse tornati alla Russia di Breznev?». Ed ora cosa ha intenzione di fare? «Intanto ho chiesto che mi diano le carte del dossier che hanno raccolto su di me e con il quale mi hanno accusato, incluso il ventilato parere dei probiviri di Roma (che a questo punto non so nemmeno se esista), ma ancora non ho ricevuto nulla. Poi deciderò. Non ambisco certo a rivestire cariche associative se non sono gradito, ho già tanto da fare con la mia azienda di famiglia che, per fortuna, va bene, e garantisce lavoro anche in un settore come quello del legno che attraversa da tempo una forte crisi». Ed i suoi programmi, quelli con cui si era presentato, da chi verranno portati avanti adesso? «Saranno i piccoli imprenditori a decidere a chi affidare la loro rappresentanza. Io vado avanti a testa alta perché so di essermi sempre comportato correttamente. I tanti attestati di stima che mi sono giunti in queste ore da ogni parte mi aiuteranno, spero, a superare presto l'amarezza di questi giorni». @vietinas ©RIPRODUZIONE RISERVATA