Buzzo: «Basta centraline siamo pronti alla battaglia»

di Francesco Dal Mas wSANTO STEFANO CADORE Sono decisamente troppe quattro centraline idroelettriche sull'asta del Piave, in soli due chilometri, tra Campolongo e Santo Stefano. Ne prende atto, «con amarezza e preoccupazione», il sindaco Alessandra Buzzo. che confida di essere trasecolata quando ha letto il Bur del 6 marzo. La Società Nuove Costruzioni S.r.l. di Sedico, rappresentata da Alberto Voltolina di Saonara (Pd), ha presentato istanza il 30 dicembre per ottenere la concessione a derivare dal fiume Piave, a quota 896 metri slm ("gàveta traversa"), fino a 110 litri al secondo di acqua, per produrre sul salto di 3,50 metri la potenza nominale media di 186,67 KW a uso idroelettrico. Sufficiente? No. Altre tre le istanze presentate. La seconda centralina è programmata in località Campolongo, a quota 945 metri s.l.m. per un massimo di 70 litri al secondo, per produrre sul salto di 2,60 metri la potenza nominale media di kW 99,16 a uso idroelettrico, con restituzione nel medesimo fiume a quota 941 metri. E poi altri due impianti, poco distanti. «Le autorizzazioni magari sono legittime, sul piano tecnico-burocratico, ma alle popolazioni locali non stanno comunque bene, perché l'acqua è il patrimonio più prezioso di cui dispongono», sostiene il sindaco Buzzo. «È vero che sulla carta viene assicurato il minimo deflusso vitale e che l'acqua viene restituita a valle, intanto, però, nei tratti interessati si evidenziano dei problemi, come è stato denunciato ampiamente alla recente assemblea dei pescasportivi a Santo Stefano». Il sindaco ricorda il ripetuto appello degli amministratori pubblici alle istituzioni di competenza, perché limitino le derivazioni, e rilancia i problemi evidenziati recentemente da Mauro Gant, coordinatore dell'associazione pescatori Comelico e Sappada del Bacino n.1. «L'instabilità degli alvei dovuta ad alcuni tipi di sfruttamento, particolarmente quello idroelettrico, genera carenza o totale presenza di colonizzazione dei letti fluviali», ha rilevato Gant. «La contrazione del potere di ritenzione attraverso le piene dilavanti, generate da rituali e troppo frequenti svasi, non consente all'ecosistema d'acqua dolce di trasformare la sostanza organica». E via elencando. Ma il sindaco di Santo Stefano va oltre. Si chiede perché, ad esempio, «le domande che presentano i privati trovano, di fatto, una corsia preferenziale, molto rapida, mentre se sono i Comuni a presentare richiesta di centraline, l'iter è sempre complesso ed estremamente lungo». Non è escluso che nelle prossime settimane maturino proteste per tentare di bloccare i cantieri o, quanto meno, di ridurre il numero delle prese.