La pittura di Losso viaggio nella memoria

SAN NICOLO' COMELICO È una pittura ricca di influssi e riferimenti, ma soprattutto di rivisitazioni che riemergono lungo i crinali di una vita intensa e multiforme. Franco Losso, bellunese di Codissago, classe 1942, espone in questi giorni e fino al 30 agosto a Palazzo Tonello di Campitello di San Nicolò di Comelico. Quadri a olio e tecniche miste e sculture, rigorosamente in legno, che affascinano, così come le storie che lui racconta, preziosa guida in questo viaggio nella memoria filtrata dal presente. Spicca fra le numerose tele "L'indifferenza", un crudo spaccato dell'interagire umano, che assume le forme di un brancolare senza bussola nella storia più recente. «Nasce da una visita che ho effettuato a Berlino una ventina di anni fa – spiega Losso – alla ricerca delle vestigia d'arte rimaste su alcuni tratti del vecchio muro, che per decenni ha diviso in due il mondo, non solo quella città; e che poi è crollato nel 1989. Mi colpì una coppia che si baciava ardentemente, in piedi, all'ombra proprio del muro; poco più avanti due giovani seduti, che a loro volta si baciavano. Quanta intensità, almeno apparente. Perché poi, allungando ulteriormente lo sguardo ancora più avanti, mi resi conto che c'erano delle telecamere e che avevo appena assistito alla scena di un film. Non la vita, insomma, ma la finzione. Segno dell'indifferenza che c'è dietro un apparente interesse; o almeno è quello che adesso è emerso dai ricordi di venti anni fa e che è diventato quadro. Il disagio dell'assenza, della ricostruzione fittizia». Nella tela anche il famoso bacio fra Leonid Brezhnev, leader dell'Unione Sovietica, e il presidente dell'allora Germania Democratica Erich Honecker. Ed un accattone che attende la carità, nell'indifferenza generale. Ma la mostra di Losso presenta influssi diversi, dall'astratto al neorealismo; e solo un paio di paesaggi, peraltro ben riusciti. Fra le numerose tele vanno citate, per la forza espressiva, "La reclusa" (2012), un quadro dove la nota fondamentale è la desolazione, che traspare dallo sguardo della protagonista, ma anche da un piatto vuoto, da un mezzo panino sbocconcellato. "Violinista con torzella messapica" (2013), una figura femminile enigmatica; "Tu ed io" (2013) rappresentato da due indumenti che richiamano un uomo ed una donna, una sorta di "vestito intimo dell'umanità" commenta Losso; "Arlecchino" senza maschera, "perché io voglio vedere il volto della persona, la maschera mi nasconde la realtà". Numerose anche le sculture in legno, dal cirmolo al pero, dal melo al frassino, dal castagno all'olivo. Fra queste spunta il "Menadàs", abilmente ricavato da una contorta radice di olivo, che ritrae il duro lavoro di chi seguiva e facilitava la fluitazione dei tronchi lungo il Piave, verso la pianura. «La pittura e la scultura – chiude Franco Losso – per me sono due piaceri diversi, due declinazioni artistiche di un vissuto quotidiano che riemerge prepotente e mi impone di descriverlo». Con tecniche diverse, dall'olio alle sabbie fino al betonix, un componente usato per le micro fessurazioni esterne agli edifici. «Un legante che ben si presta anche alla pittura». E con il quale Losso presenta in questa mostra "Amicizia" (2008), sintesi della figura femminile, a cui l'esposizione è in buona parte collegata, ma anche di quell'idem sentire che spesso unisce l'universo femminile, quasi ad escludere tutta l'altra metà del cielo. Stefano Vietina