Rifugi vuoti e pareti senza assalti

ZOLDO ALTO L'icona della crisi in alta montagna? Sono, senza dubbi, i tanti rifugi dalle presenze dimezzate, se non peggio. Ma lo è soprattutto il fatto che quest'estate, per la prima volta da 10 anni a questa parte, la parete Nordovest del Civetta è rimasta senza assalti. Nessun alpinista ha provato ad aprire nuove vie, né ha ripetuto quelle classiche. Venturino De Bona è il gestore del rifugio Maria Vittoria Torrani, a quota 2984, il più alto delle Dolomiti. È da un decennio che si cimenta con l'ospitalità in vetta al Civetta. «Mai mi sono trovato in una situazione come quella di quest'anno, senza alcun tentativo di emulazione dei grandi arrampicatori – ammette -. È questo il vero segnale della crisi, che non ha solo un carattere meteorologico, o, in parte, economico (oggi mancano le risorse anche per salire), ma perfino culturale». Tutta colpa del maltempo, in prima istanza. Il giorno di Ferragosto Venturino s'è svegliato con la neve. Flebile, leggera, ma sulla roccia ne sono rimasti circa 10 centimetri, quel tanto che è bastato agli alpinisti per tenersi lontani da questo nido delle aquile che consente, in 30 minuti, di salire fino ai 3220 metri della vetta del Civetta. «Nella mia esistenza di gestore di un rifugio, mai mi sono trovato dentro una crisi così pesante – ammette De Bona -. Gli arrivi sono stati circa il 60 per cento in meno, perché nel caso del Torrani non si affronta un percorso così difficile, dalle 3 alle 5/6 ore di salita, se il tempo è minaccioso. E quassù le spruzzate di neve sono state frequenti, anche se imbiancato è stato soltanto il Ferragosto». Pure i tedeschi hanno fatto un passo indietro nei giorni dei temporali o delle basse temperature. Immaginarsi gli italiani. Ieri mattina, lassù al Torrani, è sbucato il sole che ha contribuito a sciogliere la neve fresca. «Speriamo finalmente in qualche giornata soleggiata. Posticiperò la chiusura stagionale – assicura De Bona -, fino a metà settembre. Sempre che il tempo tenga». Il rifugio, 22 posti letto, è stato costruito tra il 1935 ed il 19338 per iniziativa della Sez. di Conegliano del Cai col determinante contributo economico delle famiglie Torrani e Vazzoler, e i lavori diretti da Attilio Tissi. Semidistrutto da un nubifragio nel novembre 1966, riparato sommariamente nell'estate 1967, restaurato a partire dal 1973, riaperto nell'estate 1976, il rifugio è servito da teleferica dal 1978, è stato rinnovato nel 1991. Francesco Dal Mas