«Lavorai per mettere in rete tutta l'umanità»

Il web nacque 25 anni fa, il 12 marzo 1989, con una proposta depositata al Cern da un professore inglese allora sconosciuto, Tim Berners-Lee. A lui si deve lo sviluppo, infatti, del World Wide Web, il primo programma di navigazione, quello che diede poi il nome alla rete. Berners-Lee mise insieme l'ipertesto e la rete e portò il tutto ad un livello superiore di astrazione, in un sistema più ampio. Fu lui a creare l'Uniform Resource Locator (Individuatore di risorsa uniforme), noto a tutti oggi come Url, cioè la struttura dell'indirizzo delle pagine web; il protocollo Hypertext Transfer Protocol (per il trasferimento dell'ipertesto) a cui fa riferimento quell'http che c'è davanti a tutti gli indirizzi; i primi standard html (Hypertext Markup Language), il linguaggio di base nel quale sono scritte le pagine web. Ed a venticinque anni di distanza l'infrastruttura della Rete è rimasta sostanzialmente la stessa. Berners-Lee è il fondatore, nonché attuale direttore del W3C (World Wide Web Consortium), un consorzio di 351 tra aziende e organizzazioni attive nello sviluppo di tecnologie per internet (ne fanno parte da Microsoft a Oracle, da Boeing a Samsung, da Google a Facebook), che si occupa di definire gli standard della rete, ed ha tre sedi: a Boston, in Giappone e in Francia. L'unico italiano ad aver fatto parte del team di ricerca del W3C è stato Massimo Marchiori. (s.v.) di Stefano Vietina Tim Berners-Lee la vita ce l'ha cambiata un po' a tutti, ma a Massimo Marchiori molto di più. Berners-Lee è quel genio americano, infatti, che ha inventato, esattamente 25 anni fa, il www (World Wide Web) che governa ormai il nostro modo di essere, di rappresentarci e di comunicare. Massimo Marchiori è il ricercatore padovano a cui si deve la scoperta di Hyper Search, l'algoritmo su cui poggia Google, il potente motore di ricerca che sul web ha il compito di farci da cicerone e di aiutare le nostre ricerche in una biblioteca di informazioni sterminata e potenzialmente infinita. «Tim Berners-Lee l'ho conosciuto esattamente nel dicembre del 1996 al MIT di Boston – spiega Marchiori, incontrato proprio nella ricorrenza del venticinquennale del web –. In quel periodo, finito il dottorato in Matematica computazionale e informatica, non trovavo posto in Italia ed allora sono andato dapprima a lavorare al CWI di Amsterdam, l'equivalente olandese del Cnr italiano; poi sono stato chiamato al MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston perché nel mio campo di ricerca ero fra i primi cinque al mondo. Al MIT mi occupavo della salute dei microprocessori: si tratta, come si sa, del cuore dei pc e adesso anche dei telefonini, un cuore che non può perdere un colpo. Io lavoravo proprio per cercare di rendere infallibile questa creatura dell'uomo, con il professor Arvind del Laboratory of Computer Science». L'impegno di Marchiori era quello di trovare le tecniche giuste che impedissero l'errore nei microchip. Il suo ufficio nel campus del MIT era al secondo piano, mentre al terzo lavorava Tim Berners-Lee con la sua piccola squadra di una decina di ricercatori. Uno di questi un giorno incontra casualmente Massimo in una sala caffè tipica dei campus americani, in quella common room che Marchiori definisce una sorta di "Facebook fisico": qualche battuta, una prima conoscenza, uno scambio di idee sui rispettivi lavori e poi la domanda: «Ma perché non vieni a lavorare con noi?». Detto fatto, Marchiori, assai lusingato ma soprattutto affascinato da questa nuova frontiera di internet, inanella una serie di colloqui, fino ad arrivare, qualche giorno prima di Natale, nella stanza del grande capo. Colui che guidava e guida il W3C, il consorzio che ha stabilito e definisce ancora oggi tutti i protocolli operativi, gli standard che fanno funzionare il web, dall'Html all'Url. «Quelli con cui avevo parlato si erano subito interessati ai miei studi, ma mi avevano anche detto che l'unico che poteva assumere qualcuno da loro era Berners-Lee. Ed eccomi dunque nel santuario del web, di fronte alla divinità in persona. E dopo un po' Tim Berners-Lee, interessato alle mie scoperte e in particolare ad Hyper Search, il mio motore di ricerca, mi dice: «Hai veramente delle bellissime idee, peccato però che non abbiamo posti liberi qui». Poi però mi guarda fisso negli occhi, batte il pugno sul tavolo ed esclama: «Ma per te ne creo io uno subito, ora!». Ed è così che sono entrato nel suo team». Dal 1997 al 2005 Marchiori ha lavorato dunque al W3C al fianco di Berners-Lee (ed è stato fino ad oggi l'unico italiano). Poi il ritorno in Italia, la cattedra di associato, l'attuale insegnamento di "Reti e sicurezza" e di "Tecnologie Web 2". Con Tim Berners-Lee si sentono e si vedono ancora con una certa frequenza, collaborano attraverso la rete. «Di lui mi ha sempre colpito la grandissima modestia: né il successo, né i soldi, lo hanno cambiato di una virgola, la sua religione è la ricerca, la voglia di mettere il web al servizio di tutta l'umanità perché crede fermamente che tutti abbiano diritto di migliorare la loro condizioni grazie al web». Marchiori fa un esempio. «Noi avevamo le chiavi degli uffici di tutti, nessun segreto, nessuna gelosia: un metodo, quello di mettere in comune le proprie cose, che si trasferisce anche alla ricerca. Da soli si fa poco, bisogna collaborare per raggiungere grandi risultati. E da parte di Tim, mai una posa da capo, ma sempre e solo il carisma di un leader».