Ausilio Bertoli e la ricerca spasmodica della felicità

VICENZA "L'istinto primo", storia d'amore veneta che si consuma tra il Basso Vicentino e la Moldavia. È l'ultimo romanzo, da questi giorni in libreria (Italic editore, 15 euro), di Ausilio Bertoli, sociologo della comunicazione e giornalista vicentino- padovano, che ha all'attivo dopo alcuni saggi sulla comunicazione, i romanzi "L'amore altro. Un'odissea nel Kosovo" (2009) e "Rosso Africa" (2011). In questo lavoro prevale su tutto, con una lettura maschile, la voglia d'amare; ma non solo in termini di fisicità come sarebbe troppo facile pensare. È la storia di un libraio, di un'infermiera vicentina, di una laureata moldava che ha trovato lavoro nel Veneto come cameriera, e di un'altra infermiera pure moldava. È una ricerca spasmodica di felicità che vive solo nel desiderio dell'uomo alle prese con la sua solitudine, etichettata dagli altri come misoginia. Nel libro sfilano località venete care all'autore: Noventa Vicentina, Ca' di Mura, Rovigo, Porto Caleri, Strà, Tessera. Ma è un pretesto per raccontare un intreccio di storie che, come sempre nei romanzi di Bertoli, hanno come punto di partenza il Veneto e si coniugano con i "nuovi veneti", gli immigrati che in questo caso, con i soldi guadagnati in Italia, aprono un'attività nella loro terra. È la ricerca di un appagamento interiore, attraverso la creazione di legami di affetto; la sfida a trovare affinità elettive dove apparentemente ci si imbatte nel rifiuto; è attrazione e respingimento, presenti a qualsiasi latitudine e con qualsiasi cultura. Una storia di uomini e donne, tutti disperatamente e a modo loro, in cerca d'amore, in un'atmosfera conosciuta e reale ma al tempo stesso difficile da digerire. Lo fa capire lo stesso Ausilio Bertoli spiegando che dedica i suoi libri «A chi, come me, vaga di continuo per terre senza cielo».