Marinelli: «Quell'antenna è pericolosa»

PEDAVENA. Non sono scomparsi e nemmeno "dormienti". I comitati storici – Lamon in testa – che hanno dato il via alle rivendicazioni della montagna bellunese e veneta attraverso il voto referendario si sono ritrovati ieri mattina in Birreria Pedavena per un incontro che è servito a fare il punto della situazione alla luce dell'ennesimo recente cambio di Governo che di fatto costringe i comitati a riallacciare per l'ennesima volta i nodi della trattativa per fare ripartire l'iter che nel caso di Lamon ha visto la richiesta di essere annesso al Trentino rinviata in commissione. Assente Sovramonte, alla riunione di Pedavena erano presenti i rappresentanti di Cortina, Sappada, Asiago, Cinto Caomaggiore e altri. «L'obiettivo», dice il lamonese Renzo Poletti (nella foto), «è di serrare le fila e rilanciare l'azione secessionista, parlamento permettendo. Intanto facciamo sapere che siamo vivi e operativi». PEDAVENA Le onde elettromagnetiche fanno male e sono in grado di indurre modificazioni genetiche a livello cellulare, con manifestazioni ritardate anche di intere generazioni. In altre parole tutto ciò che emette radiazioni, dal forno a microonde alle antenne di ricetrasmissione dati, può causare danni anche irreversibili sulla salute dell'uomo. La condanna arriva dal biologo ricercatore Fiorenzo Marinelli dell'istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna, invitato venerdì sera in una sala Guarnieri strapiena dal comitato No Antenne per informare la popolazione sui danni che potrebbe causare la Bu33, l'antenna di via Roma attivata proprio nei giorni scorsi, come recita la comunicazione in carta bollata Telecom ricevuta proprio due giorni fa dal sindaco Maria Teresa De Bortoli. «Nei prossimi mesi vi consiglio di fare delle analisi sull'incidenza di possibili alterazioni tiroidee tra i residenti che abitano nei pressi del ripetitore», consiglia il ricercatore, tra lo sconcerto dell'amministrazione. Per tutta la durata della conferenza è regnato il silenzio più assoluto. Attoniti, concentrati, o forse costernati, gli oltre 150 spettatori hanno esternato i loro sentimenti soltanto alla fine, nello spazio riservato alle domande. Alla ricerca di rassicurazioni che non ci sono. «L'effetto ombrello non esiste», spiega Marinelli, «è stato dimostrato da diversi studi che le persone che si trovano entro i 250 metri da un'antenna corrono il rischio di ammalarsi con un'incidenza 10 volte superiore rispetto alle persone più lontane». Questo significa che le case e gli edifici come l'asilo, la biblioteca e il municipio, che si trovano a ridosso dell'antenna, sono quelli più a rischio. «La legge ha fissato come valore limite di emissione i 6 volt per metro, ma studi internazionali dimostrano che i primi effetti a livello biologico si manifestano anche a 0,2 V/m. Con uno studio durato un anno e mezzo ho dimostrato che non esiste un'esposizione non nociva: l'unica soluzione è spegnere il dispositivo che emette radiazioni. Nessuno però ha mai voluto pubblicarmelo». Il problema più grosso è quello relativo all'uso del telefono cellulare, diventato ormai un'appendice irrinunciabile per tante persone. «Il problema di questi apparecchi è che producono corrente, una sollecitazione continua per il corpo umano che reagisce trasformandola in radicali liberi. Il nostro organismo è schermato dal campo elettromagnetico naturale con la guaina mielinica, ma per adattarsi a questa nuova minaccia avrebbe bisogno di almeno 500 generazioni, che corrispondono 15 mila anni. Guarda caso in questi ultimi decenni sono insorte malattie nuove, dovute all'ipersensibilità alle radiazioni», fa notare lo studioso, «che hanno portato allo sviluppo di allergie o intolleranze come la sensibilità chimica multipla». Se delle sue indagini si sente parlare così poco è perché «c'è una manipolazione dell'informazione a tutti i livelli», come denuncia lui stesso, «ci sono organizzazioni scientifiche e compagnie telefoniche che commissionano studi a ricercatori di fiducia perché con i loro dati smentiscano i risultati di studi come i miei. È per questo che a livello sanitario non è stata ancora riconosciuta alcuna patologia indotta dalla continua esposizione a onde elettromagnetiche». Gli effetti dei campi elettromagnetici sono essenzialmente due: «Possono provocare l'apoptosi, ovvero la morte cellulare, oppure indurre un'alterazione del Dna tale da poter portare allo sviluppo di tumori». I dati presentati al pubblico sono molti e impressionanti. «Il vivavoce non serve a niente, il microonde altera i cibi e la loro assunzione può provocare danni a livello biologico, il router per il segnale wi-fi di casa emette onde pulsanti che sono ancora più dannose, meglio il collegamento ethernet», sono solo alcuni dei luoghi comuni sfatati durante la serata dal biologo. «L'unico modo per schermarsi è usare questi dispositivi il meno possibile», conclude Marinelli perentorio, «il telefono cellulare è una radio di emergenza e va usata come tale». (f.v.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA