Bembo dipinto dal Tiziano «È il Vasari che ce lo dice»

La mostra su Pietro Bembo. Sono esposti a Palazzo del Monte di Pietà di Padova, fino al 19 maggio, i capolavori che Pietro Bembo riunì nella sua casa di Padova. Letterato, mecenate e creatore della lingua italiana che parliamo ancora oggi, Pietro Bembo fu anche inventore, con Aldo Manuzio, dei libri "tascabili" di piccolo formato (in termine tecnico "enchiridio", ovvero "che si tiene in mano", dal greco keir, mano) che, lontani dagli ingombranti tomi universitari, diventarono dei veri oggetti del desiderio. Per la prima volta, dopo 500 anni, sono riunite dunque, per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, le opere meravigliose degli artisti di cui Bembo fu amico e di cui si circondò nella sua casa di Padova, in via Altinate, dando vita al primo "museo" del Rinascimento. In mostra capolavori di Mantegna, Michelangelo, Hans Memling, Giorgione, Tiziano, Raffaello, Bellini, Giulio Romano, Perugino, Francesco Francia, Lorenzo Costa, Sebastiano del Piombo, provenienti dai più importanti musei europei e degli Stati Uniti. (s.v.) di Stefano Vietina wBELLUNO È proprio Pietro Bembo quarantenne il personaggio raffigurato nel quadro di Tiziano esposto in questi giorni a Padova? È quanto sostiene Davide Gasparotto che ha curato, insieme a Guido Beltramini e Adolfo Tura, la mostra "Pietro Bembo e l'invenzione del Rinascimento", in corso al Palazzo del Monte di Pietà, in Piazza Duomo, nel centro di Padova fino al 19 maggio prossimo (ogni informazione si può trovare sul sito della mostra www.mostrabembo.it). «È il Vasari che ci informa che Tiziano aveva eseguito anche un ritratto di Pietro Bembo intorno ai 40 anni, un dipinto – ricorda Gasparotto - fino ad oggi considerato come perduto. A noi pare invece si possa riconoscere bene il suo volto un poco squadrato, il caratteristico naso aquilino e gli occhi piccoli, un poco infossati, ma vivacissimi. Io penso, insomma, che questo 'Ritratto di gentiluomo', conservato a Besançon, possa essere il ritratto perduto di Bembo». Ed invita a confrontare questo dipinto, probabilmente del 1514, in cui appare un giovane elegante cortigiano, in un abito di velluto nero sotto cui si intravvede la camicia bianca a pieghe, con il ritratto che lo stesso Tiziano farà a Bembo, in abiti da cardinale, venticinque anni dopo, anche questo esposto nella mostra di Padova. Pietro Bembo (nato a Venezia nel 1470 e morto a Roma nel 1547) fu un intellettuale che riuscì a cambiare letteralmente il mondo intorno a sé: creò infatti l'italiano che parliamo ancora oggi, con la sua opera "Prose della volgar lingua", ed insieme contribuì alla creazione di una certa idea dell'arte italiana, l'arte del rinascimento italiano, che tutt'ora trionfa nei musei di tutto il mondo. E fu anche cardinale, chiamato da Papa Paolo III nel 1539, nell'ambito di un progetto che voleva ridare prestigio alla Chiesa, sotto attacco da parte del mondo protestante per i costumi corrotti di tanti prelati, nominando cardinali alcuni intellettuali di riconosciuta autorevolezza culturale e di grande prestigio anche al di là delle Alpi, come "Bembo principe delle lettere", così come si legge nella giustificazione della sua nomina a cardinale. Ed è proprio questo il Bembo raffigurato da Tiziano, allora il più grande ritrattista vivente. «Tutto il ritratto – spiega Guido Beltramini - è giocato sul brusco scarto del volto rispetto al movimento del busto e al gesto dimostrativo della mano. La mano è aperta in un gesto oratorio, come se Pietro avesse appena finito di parlare e di spiegarsi, come un oratore antico. Nel volto concentrato, Tiziano dipinge il rigore e la disciplina dell'uomo di lettere e di studio». Un'altra traccia importante dei rapporti del Bembo con Tiziano è fornita poi dal dipinto con l'Arcangelo Raffaele e il piccolo Tobiolo: sul terreno in primo piano si vede infatti lo stemma dei Bembo. «È un dipinto importante della giovinezza di Tiziano. Nel suo percorso artistico segna una svolta in direzione di una monumentalità classica che non ha precedenti nella pittura veneziana del tempo. La tavolozza si accende di uno splendore smagliante, con quei colori brillanti e sontuosi che diventeranno la gloria della pittura veneziana. Il paesaggio, poi- conclude Beltramini - è davvero un tocco di pura poesia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA