Ettore Scola gran lettore «I miei amici sono i classici»

«Ho letto per tutta la vita, ma adesso che manca poco tempo non leggo più i moderni, leggo o rileggo solo i classici». Ettore Scola è con Silvio Soldini uno dei protagonisti del "SecondoMé Fest" di Padova, un curioso evento in cui sono proposti, fino a domenica, film, libri, musiche ma anche piatti scelti da registi italiani. E di libri Scola è sempre stato un grande divoratore. «Sì» dice « ho sempre letto molto, tanto che mi è difficile dire cosa ho amato di più. Come si fa a riassumere in qualche titolo l'esperienza di tanti anni? Come si fa a dire questo è meglio di quello? Sicuramente amo i classici antichi, quelli che ho letto da giovane ed altri che sto leggendo adesso per la prima volta. Trovo che Plutarco, Platone, i Lirici greci ci dicano molto di più di ciò che siamo rispetto ad un romanzo contemporaneo. E poi mi sembra di non avere più tempo da perdere». Il regista di "C'eravamo tanto amati", "La terrazza", "Dramma della gelosia" non è arrivato a Padova per parlarne direttamente. A 81 anni si sente ormai stanco, da 10 non gira più un film, ma ha fatto l'elenco dei suoi libri preferiti. C'è Dostoevskij, c'è Pinocchio, Ci sono i Quaderni dal Carcere di Gramsci. «Pinocchio è un grande libro che è sempre stato sottovalutato, poco compreso, ma dentro c'è veramente tutto». Anche il presente, perché per Scola in realtà Pinocchio è l'antenato degli indignados, che denuncia un mondo che non gli piace e per questo è inseguito dalle forze dell'ordine. Eppure Scola non ha mai avuto la tentazione di farne un film. «Io non ho mai letto» dice «in funzione del mestiere che ho fatto. Per me leggere fa parte della formazione di una persona, di qualsiasi persona, poco importa che faccia il regista o il panettiere. Non ho mai letto un romanzo per cercare la trama di un film, anche nei due casi in cui ho utilizzato i libri, li ho usati solo come spunto e perché affrontavano una tematica che io già avevo scelto per conto mio». Parla, ovviamente, dei suoi unici film legati a romanzi, "Passione d'Amore" e "Capitan Fracassa", perché anche come sceneggiatore in realtà Scola non ha mai fatto ricorso agli adattamenti preferendo i soggetti originali. «Sì» conferma «non ho mai pensato al libro come una ispirazione, leggere è solo un fatto personale. Anche i Quaderni dal Carcere di Gramsci li ho letti e amati ma al contrario di quel che si può pensare non hanno influenzato il mio modo di vivere la cultura, il mio modo di fare cinema». Nicolò Menniti-Ippolito