Nel calendario 2013 un tuffo nella storia di Campolongo

CAMPOLONGO «A ripercorrere il sentiero della storia, addentrandosi nelle pieghe degli avvenimenti, anche quelli più banali, si scopre tutto un mondo sconosciuto, 'nuovo' anche se ha su di sè il peso di un secolo». Così Adriano De Zolt, professore e storico direttore del Coro parrocchiale, organista e già direttore del Coro Peralba, spiega la genesi del calendario 2013 di Campolongo di Cadore, che verrà presentato ufficialmente stasera alle 20,30 nella sala della Regola. «Quello di Campolongo – ci dice - non poteva certo essere un popolo di navigatori, ma di imprenditori sì. Con circa 1.200 abitanti, negli anni '30 il paese contava una trentina di esercizi commerciali (rivendite di vini e liquori, negozi di alimentari, commercio di legname, trasporti). Dietro ad ognuno di questi, tutta una serie di vicende famigliari, aneddoti, racconti, che si sono intrecciati con la Storia, quella con la S maiuscola: nonostante i lutti e le rovine delle due guerre, non era venuta meno, insomma, la voglia di fare, di creare, di guardare avanti con fiducia e coraggio». Ed è questo il panorama sul passato di Campolongo che hanno voluto ricostruire i tre curatori del lunario "Le lune d San Iaco", ovvero lo stesso De Zolt, il parroco Don Maurizio Doriguzzi e Lorenzo Coluzzi, vice presidente della Magnifica Regola di Campolongo. Alla pubblicazione hanno inoltre collaborato, inviando materiale, notizie, fotografie d'epoca, anche Amelio Casanova, Iva Casanova, Gabriella Coluzzi, Aldina Comis, Ilva De Bernardin, Riccardo De Bernardin, Bice De Pol, Ugo Grandelis, Gianna e Marina Marta, Luigi Pomarè, Renzi Pontil Scala, Bruna Quattrer. La foto di copertina è di Danieli, molte illustrazioni sono invece dell'archivio parrocchiale di Campolongo. Il calendario presenta poi le ricette proposte da Alfia Pomarè, fedeli alla tradizione, anche se certi ingredienti sono stati modificati nel tempo. «Accanto al mulino nasceva l'osteria, la macelleria era affiancata, poco dopo, dalla trattoria con alloggio, la privativa era integrata con l'albergo. Erano tempi magri – ricorda De Zolt - ma l'offerta, anche dal punto di vista turistico, era molto ampia. Ed a volte viene la malinconia a pensare quante erano le attività che rendevano il paese degli zingar (come sono affettuosamente soprannominati gli abitanti di Campolongo, n.d.r.) uno dei più vivaci non solo del Comelico, ma anche dell'intero bellunese: patria di artisti e figure di spicco, luogo di feste e goliardia, centro economico di tutto rispetto, più dello stesso capoluogo Santo Stefano». Un paese che oggi sembra essersi riservato un mero profilo di dormitorio per chi il lavoro deve andare a trovarselo fuori. Ma l'augurio dei curatori del calendario, che proprio su questo aspetto economico hanno voluto quest'anno gettare uno sguardo approfondito e curioso, è che il passato «possa essere di stimolo per una crescita comune più consapevole e concreta: siamo noi – sostengono - gli artefici del nostro futuro». Stefano Vietina