Il beato Adilio Da Ronch celebrato a Rio de Janeiro

AGORDO Anche un agordino fra gli intercessori della 28ª Giornata mondiale della gioventù. Dal 23 al 28 luglio 2013, a Rio de Janeiro, si svolgerà il tradizionale evento religioso che riunisce migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo. Un evento di grande rilievo che sarà contraddistinto anche dal segno della santità agordina, quella di Adilio Da Ronch, discendente diretto di una famiglia emigrata in Brasile a fine '800. Sebastiano Da Ronch (1829) e Francesca Schena (1838), con i figli Luigi, Vincenzo, Giovanna Maria e Pietro, lasciarono la casa di Toccol ad Agordo e arrivarono in Brasile con la nave "Europa" nel gennaio del 1890. Pietro si trasferì poi a Dona Francisca per lavorare come apprendista calzolaio e sellaio. Il 25 ottobre 1908, dal matrimonio con Judithe Segabinazzi, nacque Adilio. Alunno di scuola e di catechismo di padre Manuel Gomez Gonzales, nel 1924 Adilio lo accompagnò in un lungo viaggio pastorale nella parrocchia di Palmeira. Sulla strada dei Tre Passi i due vennero aggrediti da anticlericali, portati nel bosco, legati a una pianta e uccisi. Adilio, non ancora sedicenne, venne prima sepolto ai Tre Passi, quindi, nel 1964, traslato assieme a oadre Manuel a Nonoai in una cappella vicina a Matriz dove da allora accorrono i devoti e i pellegrini. Quando la causa di canonizzazione di padre Manuel venne avviata a Roma, ad essa fu aggiunta anche quella di Adilio che il 21 ottobre 2007 è stato dichiarato beato da papa Benedetto XVI. Ad oggi, dunque, Adilio Da Ronch è l'unico della diocesi di Belluno (il suo sangue era agordino) ad essere stato beatificato, mentre sono ancora in corso le cause per la beatificazione di papa Luciani, di padre Felice Maria Cappello, di monsignor Joao Benvegnù (anche lui figlio di emigranti agordini in Brasile) e di padre Romano Bottegal. A ciò si aggiunge il fatto che a luglio 2013 Adilio Da Ronch sarà fra i tredici intercessori (fra questi c'è anche Piergiorgio Frassati) della Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro. «I patroni (che saranno cinque, fra cui Giovanni Paolo II, ndr) e gli intercessori – ha detto l'arcivescovo di Rio de Janeiro, monsignor Orani Joào Tempesta - sono uomini e donne che si sono lasciati guidare dallo Spirito Santo. Sono dunque un modello per tutti gli uomini, in particolare per i giovani. La storia personale di ciascuno di loro ispira a coltivare le virtù e dimostra che la santità nella vita concreta di ogni giorno è possibile, facendo il bene, lavorando nel sociale, testimoniando il Signore ed essendo felice». (g.san.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA