"Pelmo in rosa": in tante a scalare ricordando la Pigatti

di Irene Pampanin wVODO Era il 1892 quando Irene Pigatti, alpinista di Colle Umberto, raggiunse la vetta del monte Pelmo, aggiudicandosi il titolo di prima donna italiana sulla vetta dell'imponente massiccio dolomitico. Caso ha voluto che nello stesso anno, l'11 settembre, venisse inaugurato anche il rifugio Venezia che, domenica scorsa, in occasione del 120° anniversario dalla sua fondazione e dalla salita di Irene Pigatti, ha ospitato l'evento "Pelmo in rosa". Grazie al supporto del Soccorso Alpino di San Vito, le guide alpine di Cortina hanno attrezzato i passaggi più esposti e pericolosi della via normale al monte Pelmo (3.168 metri d'altitudine), al fine di consentire una salita sicura e agevole tutta dedicata alle donne, festeggiando dunque "al femminile" l'importante anniversario. Tra gli oltre 60 iscritti che alle 5.30 si sono dati appuntamento al rifugio Venezia, c'erano però anche tantissimi uomini che hanno colto l'occasione della messa in sicurezza della cengia di Ball per avventurarsi lungo una delle salite normalmente più ardue delle Dolomiti. Alle prime luci dell'alba il monte Antelao, sullo sfondo, ha lasciato che il sole attraversasse le nuvole per inondare di luce la parete vertiginosa del monte Pelmo dove il gruppo, diviso naturalmente a "scaglioni", ha cominciato la salita dalla famosa cengia di Ball, assicurata nei passaggi più impervi, ma anche lungo il sentiero, comunque stretto ed esposto. Dopo "lo stemma d'Italia" e il famoso "passo del gatto", il gruppo, avvolto questa volta dalla nebbia, ha proseguito lungo il "Valon", ghiaione incastonato tra i due spalloni del Pelmo e poi verso le alte roccette gradinate dalla cui sommità comincia a intravedersi la vetta. Intanto la nebbia ha lasciato spazio a un mare di basse nuvole da cui sbucavano le cime dolomitiche. Con un bel cielo azzurro, dunque, gli escursionisti hanno imboccato il "Van" (dove un tempo risiedeva l'antico ghiacciaio ora ridotto a poche chiazze di neve) e attraversato l'enorme anfiteatro di roccia simile a un trono, fino a raggiungere la fessura che divide il Pelmo dal Pelmetto. Poco distante da qui, si trovano le labbra scolpite nella roccia da Olivotto. La parte conclusiva della salita ha condotto i partecipanti lungo la cresta del Pelmo, poco adatta a chi soffre di vertigini, tanto che qualcuno si è fermato ad ammirare il panorama mozzafiato dalla fessura. Tanta è stata comunque la soddisfazione di tutti i partecipanti che hanno lodato le guide alpine di Cortina per aver ottimamente attrezzato la cengia (quasi come una ferrata), permettendo a tutti (naturalmente dotati di un minimo di attitudine alpinistica) di attraversare passaggi che mai avrebbero osato. Nel frattempo, chi è rimasto al rifugio Venezia ha potuto assistere all'esibizioni dei cori Dolada e Sanvito, degustare la cucina gestita dal Cnsas dell'Alpago, assistere alla benedizione della saletta "Amici della montagna" e della statua "Lampo" di Mauro Olivotto con don Riccardo Parissenti, fino alla narrazione della storia del rifugio Venezia seguita da una lunga festa per tutti. GUARDA LA FOTOGALLERY DELLA SCALATA AL PELMO sul sito www.corrierealpi.it