26 giugno 2012 —
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sezione: Nazionale
di Paola Dall’Anese wBELLUNO Ore forse decisive per il destino dei 167 lavoratori dell'Invensys. Dall’azienda, ieri, è arrivata una timida apertura con la proposta di concedere un anno di cassa integrazione straordinaria e gli incentivi a chi lascia il posto di lavoro. Ieri confronti molto serrati prima a palazzo Rosso, dove il sindaco Jacopo Massaro ha chiamato le organizzazioni sindacali e i rappresentanti aziendali per cercare di trovare una mediazione, mediazione che è poi passata nel pomeriggio nella sede di Confindustria e oggi continuerà ancora. L'apertura però non è quello che si attendevano i sindacati, che ribadiscono il rispetto dell’accordo siglato il 6 giugno (quando la cassa in deroga era stata prorogata per altri due mesi), avanzando la proposta di estendere a due anni la cassa straordinaria per chiusura. Proposte queste ultime che non sono state accolte, a oggi, dall'azienda, dimostrando la lontananza tra le posizioni dei sindacati e dei dirigenti Invensys. Ma tutto è ancora in divenire. Il momento è delicato, ma il fatto che si sia tornati al tavolo della trattativa, viene interpretato in modo positivo, seppur con cautela, dalle organizzazioni sindacali. «Ieri è arrivata una ventata di aria migliore», commenta Bruno Deola della Fim Cisl, «almeno momentaneamente. Resta però ancora lì in tutta la sua importanza il problema della chiusura dello stabilimento. L’azienda, da parte sua, è intenzionata a valutare una chiusura più soft, condividendo con noi un eventuale accordo per la cassa straordinaria di uno o due anni per giungere alla pace sociale». Quella di ieri, per Deola «è stata una giornata che possiamo definire di studio tattico, dovremo vedere come proseguono le cose». Quindi la cautela in questi casi è d’obbligo, visto anche quanto accaduto in queste due ultime settimane, non si può dare nulla per certo. Più critico il segretario della Fiom Cgil, Luca Zuccolotto: «La domanda a questo punto è se sia corretto andare fino in fondo col muro contro muro, ognuno nella propria posizione, cioè di rispetto dei patti sottoscritti il 6 giugno, oppure se sia meglio trattare per salvare il salvabile, per portare a casa quello che si può, fermo restando che la fabbrica chiuderà». Zuccolotto a questo punto lancia un appello «alle istituzioni e soprattutto a Confindustria che, pur essendo parte nell’accordo, ha permesso che una multinazionale lo stracciasse a proprio piacimento, lasciando passare un messaggio molto pericoloso per tutte le multinazionali che operano sul territorio. Il principio che noi della Fiom ribadiamo è che non si può permettere che gli accordi vengano cambiati unilateralmente a piacimento di una parte». ©RIPRODUZIONE RISERVATA