24 aprile 2012 —
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sezione: Nazionale
BOLOGNA Diciassette anni e 10 mesi a Calisto Tanzi; nove anni, 11 mesi e 20 giorni a Fausto Tonna. È arrivata dopo una settimana di camera di consiglio la sentenza della Corte d’appello di Bologna per il crac della Parmalat, che nel 2003 affondò in una voragine da 14 miliardi di euro. In primo grado per l’ex patron e per l’ex direttore finanziario la condanna era stata rispettivamente a 18 e 14 anni. Pena confermata, invece, per Giovanni Tanzi, fratello di Calisto, che nel processo di primo grado aveva ricevuto una condanna a 10 anni e sei mesi.Per Davide Fratta e Giuliano Panizzi, due dei 15 imputati, la corte ha deciso invece il non luogo a procedere per sopravvenuta prescrizione. I legali di Tanzi hanno annunciato il ricorso in Cassazione per il loro assistito attualmente ricoverato in ospedale a Parma, nel reparto detenuti, per le sue precarie condizioni fisiche. L’ex re del latte nell’udienza del 26 marzo si era assunto la responsabilità per la bancarotta del suo gruppo affermando di essere «pienamente consapevole degli errori commessi» e sostenendo che avrebbe «portato per sempre il peso indelebile per le sofferenze causate». Il tribunale di sorveglianza di Bologna si esprimerà il prossimo 15 maggio sulla richiesta dei domiciliari avanzata dai legali dell’ex patron del gruppo di Collecchio. Infine, sostanziale conferma dei risarcimenti per le parti civili. A parte un distinguo per le posizioni di tre imputati condannati per bancarotta semplice, la sentenza conferma la provvisionale immediatamente esecutiva da due miliardi dovuta alla Parmalat in amministrazione straordinaria e di circa 30 milioni dovuti allo stesso titolo ai circa 38 mila risparmiatori truffati dai titoli di Collecchio. Anche se il problema resta trovare i beni su cui le parti potranno rivalersi, dato che il presunto “tesoro” di Calisto Tanzi non è stato trovato e che i patrimoni degli imputati da soli non consentono di coprire la cifra astronomica della provvisionale.