01 novembre 2011 —
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sezione: Nazionale
di Maria Rosa Tomasello wROMA Dicono no alla proposta di anticipare il voto a 16 anni, chiedono l’abolizione delle accise sulla benzina, definiscono Matteo Renzi il Milliband italiano. Anzi, di più, l’Obama italiano. Per altri il sindaco di Firenze, prima rottamatore, oggi cacciatore di «dinosauri», è «un furbo democristiano, più scivoloso di una saponetta». Peggio, «un berluschino, ridicolo come tutti i cloni». Il giorno dopo la conclusione del Big Bang, il grande think tank della stazione Leopolda, il popolo del web si ritrova sulla pagina Facebook di Renzi per commentare le cento proposte lanciate davanti ai diecimila partecipanti alla convention, mentre il Partito democratico, a pochi giorni dalla grande manifestazione che si terrà a Roma sabato prossimo «in nome del popolo italiano», si scopre in difficoltà davanti al ciclone Renzi. Da ieri mattina le idee per l’Italia messe a punto alla Leopolda sono on line (www.leopolda2011.it): «Sono solo proposte» avverte Renzi, «vogliamo creare una grande discussione». Obiettivo: costruire la base del programma del sindaco per la sfida delle primarie. Quello che il parlamentare Pd Gero Grassi definisce «un libro dei sogni» è un lungo elenco suddiviso in cinque grandi temi (riforma della politica; rilanciare la crescita; green, digital, cultura e territorio; dare un futuro a tutti; una società solida e solidale). Tra i capisaldi, no al «bicameralismo», amnistia «condizionata» per i corrotti, stop ai vitalizi, no al porcellum, abolizione dell’Irap, delle Province e del Cnel, finanziare Ra1 e Rai2 solo con la pubblicità, divieto di cumulo per le pensioni, no a condoni, sì invece alla riforma degli ordini professionali. E poi, servizio civile obbligatorio per tre mesi, diritto di voto a 16 anni e riconoscimento delle unioni civili. Renzi propone l’ abolizione del valore legale del titolo di studio, la parificazione immediata dell’età pensionabile per uomini e donne, l’introduzione del quoziente familiare, la chiusura degli ospedali sotto i cento posti, l’adozione dello jus soli: chi nasce in Italia è italiano. «Si possono condividere o meno, ma parlando di temi concreti si fa politica, e non chiacchiericcio» manda a dire ai detrattori. Il Pd è diviso: «Sull’economia, sul lavoro e altro ha pensieri più vicini al centrodestra» dice l’eurodeputato Sergio Cofferati, «io e Renzi nello stesso partito è una contraddizione che non può durare». «Vuole far saltare il partito» sintetizza Giorgio Merlo, vice presidente della commissione Vigilanza, mentre il senatore di area popolare Paolo Giaretta osserva: «Tra le proposte molte sono presenti nel partito, il Pd si confronti». Marina Sereni, vice presidente del partito, osserva: «Sono utili se mirano a fare una sintesi, se sono un elemento di distinzione, niente di nuovo». Un’opinione condivisa dal sindaco di Torino Piero Fassino: «Per essere un’alternativa credibile dobbiamo essere coesi». E’ per questo che il capogruppo alla Camera Dario Franceschini invita a una «moratoria» sulla premiership: prima servono il progetto politico e l’alleanza. Dalla rete, dopo aver bollato le idee di Renzi come «usato anni Ottanta», Pierluigi Bersani lancia un appello alla mobilitazione per la «ricostruzione». Piazza San Giovanni, sabato 5 novembre: «Venite con la bandiera tricolore. Portate con voi la Costituzione», chiede, per dire al mondo «che ci impegniamo a cominciare un’altra storia». A partire da una nuova legittimazione della sua leadership. ©RIPRODUZIONE RISERVATA