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Tasse al 49% col taglio delle agevolazioni


 ROMA. Dopo il declassamento dell’Italia, Moody’s taglia anche il rating alle principali banche, società e a molti enti locali. Una nuova doccia fredda per le prospettive economiche del Paese, nel giorno in cui la Confindustria diffonde calcoli da brividi sul peso del fisco che si avvicina al 49%. Notizie negative anche dalla Confcommercio sulla ricchezza prodotta quasi a quota zero: riviste al ribasso le stime sul Pil che crescerà dello 0,7% quest’anno e soltanto dello 0,3% il prossimo.
 Il taglio di Moody’s colpisce numerose banche, società ed enti locali italiani. Interessate al downgrade sono Banca Intesa, Banca Imi, Unicredit, la Cassa depositi e prestiti. Ma anche Enel, Eni, Terna, Poste e Finmeccanica. La decisione segue il declassamento sul rating dell’Italia il 4 ottobre. L’outlook negativo coinvolge anche 30 enti locali. Sono state declassate le province autonome di Trento e Bolzano e (a livello A2, lo stesso dell’Italia) la Basilicata, Liguria, Marche, Umbria, Toscana, Veneto, le province di Firenze, Milano, Torino, le città di Milano, Venezia, Siena.
 Capitolo fisco. Dopo la manovra, se la delega verrà attuata con il taglio delle agevolazioni fiscali, il rischio è che il peso delle tasse possa toccare il livello, mai raggiunto prima, del 49%. Secondo gli aggiornamenti al Def, afferma il direttore generale di Confindustria Giampaolo Galli, dopo la manovra «le entrate complessive della pubblica amministrazione sono destinate a salire dal 46,6% del 2010 al 48% nel 2013, un record assoluto». Col rischio, se ci sarà il taglio alle agevolazioni del fisco, di salire «addirittura al 49%». Lo «straordinario aumento della pressione fiscale» deriva anche dalla crescita negli anni Duemila della spesa pubblica «che ha fatto sì che l’Italia venisse meno all’impegno solenne che aveva assunto con l’Europa al momento dell’ingresso nell’euro».
 Italia declassata e tartassata ma anche incapace di produrre ricchezza. Confcommercio rivede al ribasso le stime rispetto a quelle di luglio. Il Pil crescerà quest’anno dello 0,7% e dello 0,3% nel 2012. Anche per i consumi aumenti impercettibili, quasi stagnanti. Secondo l’organizzazione dei commercianti e dei servizi, nel 2011 una famiglia di tre persone dispone in termini di ricchezza liquida, spendibile cioè in consumi, di 10 mila euro in meno rispetto a quanto aveva nel 2008. Per il reddito pro capite viene calcolato un 7% in meno in termini reali, pari a un calo di 1260 euro a testa. Il dato di agosto sui consumi, ad esempio, è stato pesante: -1,5% che ha interrotto la tendenza graduale al recupero.
 La geografia della crescita zero della ricchezza evidenzia differenze marcate a livello territoriale. Le regioni del Centro Italia (grazie al terziario di mercato molto diffuso) confermano un dinamismo maggiore. Le imprese industriali medio-grandi orientate all’export hanno invece risentito di più della crisi e della recessione. Il Mezzogiorno registra un buon risultato ma, spiega l’ufficio studi di Confcommercio, solo in virtù della minore crescita della popolazione. Nel 2011 le migliori variazioni sono del Lazio (+0,9%), seguito da Lombardia, Veneto, Trentino e Toscana. Il crollo per tutti l’anno successivo, attestato su base nazionale a un misero +0,3%. Una crescita impercettibile della ricchezza prodotta.
 

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