Renato Panciera, l'uomo del miele zoldano: «Le api la mia passione»

FORNO DI ZOLDO.Una vita in compagnia delle amiche api e con la sua montagna. Siamo a Pralongo di Zoldo con Renato Panciera, ritornato da pochi giorni dal suo viaggio-esperienza alla Isole Mauritius, sempre per questioni legate al laborioso insetto. «Il rapporto con le api», racconta Renato Panciera, «è nato quando ero ancora piccolo. La smielatura, infatti, era un rito che si effetuava in autunno e alla quale partecipavano tutti i parenti in un clima festoso. Avevo seguito il lavoro di mio padre Angelo 'Ceo", che non vedeva l'ora di affidarmelo, perchè fra l'altro era allergico».
«A vent'anni mi sono stati affidati sette alveari, poi nel 1984, con la nascita di mio figlio Federico, ho deciso a fare il gran salto. Ho scelto l'apicoltura come professione. Era una scommessa, perchè in montagna è un'attività molto difficile».
Però c'erano i presupposti per una buona riuscita: «Si, perché nel 1976 avevo seguito un corso qualificato insieme a Modesto Agostini di Colle Santa Lucia, conseguendo un diploma. Forte delle conoscenze in materia e spinto dal fatto che in montagna si potevano produrre mieli di grande pregio, che potevano incontrare il gusto del pubblico, ho deciso il gran salto».
Quali sono stati i riscontri?
«A fronte di difficoltà oggettive, dovute alla morfologia della zona e soprattutto all'andamento climatico sfavorevole, la mia perseveranza, la passione e il sostegno dei clienti che apprezzavano la qualità del miele ha fato si che il lavoro procedesse a gonfie vele. Dai sette alveari con i quali sono partito, ora ne seguo quattrocento, grazie anche alla collaborazione di Cristian. Un centinaio di questi sono dislocati in val di Zoldo, i rimanenti svernano su colline della pedemontana, producendo mieli primaverili di tarassaco e acacia, per essere poi via via spostati per seguire la fioritura del tiglio, del castagno e di fiori di alta montagna quali rododendro, geranio selvatico, lamponi e melata di abete».
Tanti i premi che lei ha ricevuto...
«Ho partecipato per parecchi anni al concorso 'Premio Giulio Piana", il più importante a livello nazionale, che si svolge ogni anno alle Terme di Castel S.Pietro di Bologna. Ho ottenuto vari premi, soprattutto per i mieli di montagna quali erica carnea, acero, geraneo selvatico, ombrellifera e millefiori di montagna».
Si deve a Renato se il miele a Zoldo è una bella realtà e se numerosi sono quelli che lo producono anche in piccole quantità. Ma Renato non è solo miele: «Parallelamente all'apicoltura ho coltivato l'altra grande passione, l'alpinismo. Ho aperto un'ottantina di vie nuove con diversi compagni, ma soprattutto ritengo di aver contribuito all'evoluzione dell'alpinismo dolomitico, percorrendo vie a Nord molto impegnative in giornate invernali».
Torniamo all'apicoltura. Lei è appena tornato dalle Isole Mauritius, al largo del Madagascar, nell'Oceano Indiano. Una bella esperienza?
«Tempo fa sono stato contattato da una società collegata alla galassia dell'altro mercato (equo-solidale) per verificare la possibilità di importare miele dalle isole, incentivando questa attività e aiutando la popolazione locale. Dovevo valutare se la produzione fosse sufficiente e se rispondesse sotto il profilo igienico-sanitario e della qualità ai parametri europei».
Quale il responso?
«L'apicoltura su queste isole gode di due privilegi: assenza di malattie e parassitosi; una buona possibilità di collocare il prodotto a un prezzo remunerativo sia per i produttori che per la filiera locale e turistica. Al di la della fatica del viaggio e dell'impegno sul territorio, ho avuto grosse soddisfazioni: dal punto di vista umano, ma anche professionale. Ho visto l'apicoltura tropicale e, ironia della sorte, in questa isola è presente l'ape italiana, che ha sostituito l'apis millifera nikolov, estintasi all'inizio degli anni Settanta a seguito di una siccità prolungata causata da un tifone. Ho avuto il piacere di sentire questa notizia dall'amico Raj Badppoo, che ha rintrodotto le api sull'isola.

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