Sbaglia mira e uccide una vacca


ARSIE'.E' morta dopo essere stata impallinata da un cacciatore di uccelli. Ennesimo incidente di caccia in una malga dell'Arsedese, stavolta la vittima è una vacca che si trovava al pascolo.
«Sono eventi rari», affermano dalla polizia provinciale. Di certo l'episodio riapre il dibattito sulla pericolosità della caccia e sul mancato rispetto delle distanze di sicurezza.
Secondo una prima ricostruzione, l'animale è morto dopo una lunga agonia. La ferita è andata in cancrena e di lì è sopraggiunta la morte. Difficile quindi capire quanto tempo sia passato dall'impallinamento al decesso. «Avevamo notato che non stava bene, per questo ci eravamo rivolti al veterinario», spiegano i proprietari, che però preferiscono mantenere l'anonimato. Solo una volta morta la vacca, si è capita l'origine del decesso, dovuto a una cancrena provocata da una serie di pallini di piombo, quelli solitamente usati per la caccia agli uccelli.
I proprietari sono intenzionati a segnalare l'episodio ai carabinieri che potrebbero procedere per il reato di danneggiamento. In questi casi, l'animale è considerato né più né meno di una "cosa".
Altro capitolo quello strettamente venatorio. Per Gianmaria Sommavilla, comandante della polizia provinciale di Belluno, si tratta di «un caso raro». «Era successo una decina d'anni fa, quando una vacca fu scambiata per un cervo. Il cacciatore venne individuato e risarcì il danno», racconta il comandante, sottolineando come i pallini usati per la caccia agli uccelli possano provocare danni solo se sparati da vicino.
«Probabilmente», spiega Sommavilla, «il cacciatore stava mirando basso, forse a un fagiano». In questi casi si può comunque chiedere il rimborso dei danni alla Provincia, che utilizza i fondi messi a disposizione dalla Regione. «Purtroppo ci sono sempre ritardi nella loro erogazione, come Provincia ci limitiamo all'istruttoria».

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Cristian Arboit