Dalle Regole un premio a Luigi Regianini

Quando t'imbatti nelle sue opere sei trasportato in un mondo fantastico, le cui coordinate geografiche e temporali sembrano dileguarsi, lasciando spazio ad un'inesausta fantasia, ricca di estro ma anche, spesso, di lacerante dolore. Dolore e disperazione per un'umanità tradita e bandita, offesa e calpestata, addirittura derisa nei suoi valori più profondi e primordiali da troppi malvagi.
Le opere di Luigi Regianini, surrealistiche ed impressionanti, sembrerebbero lontane da quel tradizionalismo topico e atavico che la nostra gente ha indossato, per convinzione o imposizione, in secoli di fedeltà alle istituzioni, alla religione, alla sua stessa storia. Eppure, a ben guardare, quelle illustrazioni, che pur sono sempre altrettanti pugni allo stomaco e al cuore di chi guarda, non fanno che rispecchiare il desiderio di semplicità, onestà e coerenza che la gente cadorina conserva fedelmente e fiduciosamente - nonostante tutto - nei recessi della propria anima, cosicché quegli urli escono naturali e spontanei: il pittore è soltanto l'aedo del gruppo, la cui voce s'innalza più forte, coraggiosa ed irriverente, offensiva forse, ma mai blasfema.
Il pittore Luigi Regianini ha le radici ben salde a Costalta di Cadore: la madre Florinda Casanova Municchia, spentasi qualche anno fa all'età di 94 anni, è nativa di questo paese comeliano e sposò Salvatore Regianini di Milano, morto giovanissimo. Sebbene l'artista viva e operi a Milano, ritorna spesso a Costalta, dove possiede casa e dove ama trascorrere, fin dall'infanzia, tutte le vacanze ed i periodi di riposo, immerso nella natura e in mezzo alla sua gente. E la Regola di Costalissoio, la frazione di Santo Stefano a cui è mlto legato, lo ha voluto premiare, consegnando al il primo trofeo 'Una vita per l'arte".
Pittore, scultore e grafico, è nato a Milano nel 1930 e si è diplomato in maturità artistica ed in scultura all'Accademia di Belle Arti di Brera, sotto la guida di Francesco Messina e Giacomo Manzù.
Ci diceva di essersi accostato all'arte surrealista proprio per aver avuto questi due grandi della scultura come maestri: «Desideravo spaziare con la mia arte nelle nuvole e nei cieli, ma la scultura non si prestava per questa mia aspirazione, quindi mi sono proiettato verso la pittura surrealista, una disciplina praticata da pochi. Infatti anche per questo mi chiedevo se stessi facendo la cosa giusta e che riscontro essa avrebbe potuto avere nel pubblico. Poi vidi una bella mostra surrealista di Salvador Dali ed allora ho capito d'aver intrapreso il percorso giusto». (w.m e g.d.d.)