Provagna: la gente ha paura e protesta «Perchè non siamo stati avvertiti?»


LONGARONE.A Provagna il boato si è sentito in tutto il suo fragore. Chi è uscito di casa, martedì sera poco dopo le sei, si è trovato di fronte l'inferno. Quella nube ha avvolto il paese per quasi due ore in un'atmosfera irreale. Per questo - nonostante le prime rassicurazioni dell'Arpav - restano pesanti interrogativi. Attacca la minoranza consigliare, mentre il sindaco annuncia un tavolo sulla sicurezza: «E' tutto sotto controllo. Andrò a rassicurare personalmente i residenti», dichiara Padrin.
Di sicuro, a Provagna, quella nube gonfia e scura ha fatto paura per davvero. Inizialmente - raccontano al bar del paese - nessuno sapeva che cosa contenesse. «Ho detto ai bambini che giocavano qui fuori di correre a casa», racconta la barista. «Io sono uscita per vedere che cosa stava succedendo. Ho avuto bruciore agli occhi e alla gola».
Le ipotesi che si sono susseguite in paese sono state tante, alcune decisamente tragiche. Qualcuno parlava di cianuro, altri di diossina. Poi il vento ha portato via tutto. Via, verso la Valbelluna. Non è un caso che l'Arpav, nella sera dell'emergenza, abbia installato una centralina mobile proprio da queste parti: del resto si era visto che Provagna era la prima frazione vicina e che quindi poteva essere interessata dalla nube, perchè sottovento. «La nube è salita verso di noi», racconta un uomo che stava facendo la legna. «Poi ha avvolto la parte alta del paese. Poco dopo, ho sentito un prurito alla gola».
Finita l'emergenza e passato quell'odore fastidioso restano domande semplici, ma non per questo banali.
«Cosa faccio con l'insalata?», si chiede qualcuno. «Va bene l'aria, ma chi mi dice che non sia rimasto contaminato il terreno?».
Parla di una frazione abbandonata a se stessa, il capogruppo di minoranza, Celeste Levis, che ha scritto una mail al sindaco Padrin: «Perché non siamo stati avvisati da chi di competenza, in modo preventivo, a rimanere a casa?», la domanda.
«Vista la bella giornata di sole, tanta gente del paese era all'aperto. Dopo l'esplosione alcuni si sono ritirati nelle loro abitazioni, altri no. Forse era il caso di far girare una pattuglia di vigili o altre forze dell'ordine e invitare la gente a rimanere chiusa in casa. Mi viene in mente un detto», conclude Levis, «prevenire è meglio che curare».
Risponde a stretto giro di posta il sindaco di Longarone, Roberto Padrin: «Direi che non è il momento di fare polemiche. Con Levis mi sono sentito martedì sera alle dieci».
Il primo cittadino è tornato in zona industriale con i primi dati Arpav in mano: «Evidenziano come non ci sia stato nessun superamento dei livelli di guardia. Tra venerdì e lunedì arriveranno le analisi definitive. Per rilevare alcune sostanze serve più tempo. Forse si è creato un po' troppo allarmismo».
Ieri mattina, intanto, Padrin si è incontrato con il presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin: «Abbiamo concordato di convocare un tavolo sulla sicurezza della zona industriale. Faremo il punto su eventuali criticità, ben sapendo qual è la posizione delle rsu di Safilo». Insomma, bisogna trovare la quadra tra le ragioni dell'ambiente e della salute e quelle dell'occupazione. L'Ecorav impiega dodici operai, quattro di questi erano nello stabilimento al momento dell'esplosione. Padrin sente di ringraziare i soccorritori che martedì sera si sono riversati in zona: «C'è stato un dispiegamento di forze considerevole, una task-force che, a mio avviso, ha ben funzionato. Quello che bisogna dire adesso è che la situazione è sotto controllo e che non c'è nessuna nube tossica».

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Cristian Arboit