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I capolavori di Giotto a Bolzano Bellunese

Un evento di notevole spessore culturale è promosso dalle parrocchie di Bolzano Bellunese e Tisoi, guidate da don Gemo Bianchi: la mostra “Il Vangelo secondo Giotto. La Cappella degli Scrovegni”, che sarà ospitata nella parrocchia di Bolzano Bellunese dal 6 al 28 marzo (aperta al pubblico dal martedì al sabato dalle 9 alle 12 e solo su prenotazione dalle 16 alle 19; la domenica dalle 11 alle 13 (e dalle 16 alle 19). L’inaugurazione è fissata per sabato 6 marzo alle 11.
 Sempre il 6 marzo, alle 16,30 nel teatro del centro diocesano Giovanni XXIII ci sarà la presentazione dell’iniziativa - proposta in contemporanea con le città di Faenza e Sondrio - con l’intervento del curatore Roberto Filippetti.
 Sette secoli fa, fra il 1303 e il 1305, Giotto, su commissione del banchiere padovano Enrico Scrovegni, affrescò la Cappella intitolata a Santa Maria della Carità. Questa piccola chiesa romanico-gotica, concepita per accogliere lui stesso e i suoi discendenti dopo la morte, è considerata un capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo e una delle massime espressioni dell’arte occidentale. Gli affreschi, dopo un accurato restauro, sono ritornati all’antico splendore, rivelando la bellezza e la genialità della pittura giottesca, che influenzò generazioni di artisti e mutò i canoni stilistici dell’arte italiana ed europea.
 Il ciclo pittorico della Cappella sviluppa tre temi principali, ciascuno in dodici episodi, disposti sulle pareti della navata: la vita di Gioacchino e Anna; la vita di Maria; la vita, morte e resurrezione di Gesù. Infine lo zoccolo con le personificazioni delle sette virtù e dei sette opposti vizi capitali che conducono rispettivamente al Paradiso e all’Inferno del grande Giudizio universale dipinto sulla controfacciata.
 La mostra è una fedele riproduzione fotografica, in scala 1:4, delle pareti della Cappella degli Scrovegni dopo i restauri del 2002. Essa permette di cogliere la poesia iconica delle corrispondenze verticali e frontali, del simbolismo dei colori, dei numeri, delle prospettive architettoniche. Giotto, infatti, assieme a Dante, è all’apice di una cultura in cui ogni particolare partecipa di un ordine che tutto abbraccia.
 Filippetti, dal 1977 vive a Camponogara in provincia di Venezia e insegna nelle scuole superiori; è docente di lettere a Venezia e di iconologia e iconografia cristiana nell’Università Europea di Roma. Da anni percorre l’Italia per introdurre bambini, giovani e adulti all’incontro con la grande arte. (rob)