Hartung si candida in Germania


di Livio Olivotto
SAN NICOLO' COMELICO.Sta suscitando sdegno e indignazione in Comelico l'uscita pubblica di uno dei condannati per la strage di Cima Vallona, il 67enne austriaco Erhard Hartung, che in Germania ha proposto la sua candidatura in una consulta locale per stranieri.
Avevano firmato la strage con due tavolette di legno lasciate nel luogo dell'esplosione. Sopra v'era incisa la rivendicazione a firma del Bas (Befreiungsausschuss Südtirol, Comitato di liberazione del Sudtirolo). Il testo riportava un avvertimento inequivocabile: «Voi non dovete mai avere più la barriera di confine al Brennero. Prima dovete ancora scavarvi la fossa nella nostra terra».
Parole vergognose che segnarono la tragica fine di quattro militari in quel giugno del 1967: prima l'alpino Armando Piva e poi i componenti della pattuglia anti terrorismo Francesco Gentile, Mario Di Lecce, Olivo Dordi.
Nel 1970 la Corte d'Assise di Firenze condannò Norbert Burger, Peter Kienesberger ed Erhard Hartung all'ergastolo, mentre Ergon Kufner ebbe 24 anni di prigione.
Pene mai scontate, visto che i responsabili si resero irreperibili.
Ma ora uno dei responsabili dell'eccidio, Erhard Hartung, oggi 67enne, ha proposto la sua candidatura in una consulta comunale per gli stranieri a Meerbusch, una cittadina di 54.000 abitanti nel Nordreno Westfalia in Germania. Il gesto - come ha riferito il giornale altoatesino Dolomiten - ha suscitato molte proteste nelle rappresentanze degli stranieri a Meerbusch, che hanno chiesto il ritiro della candidatura di Hartung.
Anche in Comelico il fatto ha originato un profondo sdegno. Giancarlo Ianese, sindaco di San Nicolò, comune nel quale è avvenuta la strage, non ha dubbi. «E' un fatto scandaloso che colpisce tutta la nostra comunità. Spero solo che i provvedimenti di grazia di cui pure si era parlato in passato non vengano mai assunti. Sarebbero un ulteriore insulto alla memoria delle vittime di Cima Vallona che ogni anno ricordiamo sia sul luogo dell'attentato, sia nella chiesetta di Cappella Tamai».
Anche Antonio Cason, presidente dell'Ana Cadore, esprime sopresa e indignazione: «Come Associazione nazionale alpini questa notizia ci sorprende e sconvolge. Prima di tutto pensiamo ai nostri compaesani in Germania; bellunesi che vivono e lavorano proprio in quella zona della Westfalia. Sarebbe davvero assurdo che possano essere rappresentati da una persona simile. E poi non si può tollerare che un condannato all'ergastolo per strage e banda armata, oltre a non aver mai scontato nemmeno un giorno di pena, possa anche essere impegnato in una carica di tipo pubblico. Ancora dopo 43 anni anni per noi Cima Vallona è una ferita aperta. La commemorazione dei Caduti l'ultima domenica di giugno vuole significare proprio questo: non dimenticare. E non è una questione di odio; quello era la matrice degli assassini. Per noi è solo una questione di giustizia».