ARCHIVIO il Corriere delle Alpi dal 2003

La Corte dei Conti rinvia Reolon

 BELLUNO. Un putiferio. Chi pensava che l’amministrazione provinciale potesse godere delle disgrazie di quella precedente ha sbagliato i conti e probabilmente li pagherà. Volerà qualche testa, a livello di struttura ma anche politico, in seguito al rinvio a giudizio di Sergio Reolon. L’ex presidente della Provincia è accusato dal procuratore regionale della Corte dei Conti di aver sprecato 205 mila euro di soldi pubblici, affidando sette incarichi di consulenza a Fiorella Capasso, psicologa ligure, che ha affiancato Reolon fin dalla campagna elettorale 2004. Una figura contestata dagli oppositori dell’ex presidente e guardata di traverso anche all’interno di Palazzo Piloni, visto che Reolon è stato tradito dalla testimonianza di due suoi ex collaboratori: Teddy Soppelsa che è stato assessore provinciale a inizio mandato e Antonio Lonigro già segretario generale dell’ente. I due hanno testimoniato alla Corte dei Conti, affermando che Reolon usava la Capasso per scoprire chi non gli era vicino.
 Il procuratore della Corte, chiedendo il rinvio a giudizio, contesta i titoli della psicologa, il suo compenso e il ruolo all’interno dell’amministrazione. Se ne discuterà in aprile, quando è fissata la prima udienza, a oltre un anno di distanza dall’avvio dell’inchiesta da parte del procuratore partita il 6 aprile e non su denuncia di qualcuno.
 Eppure la volontà di trasformare questo evento in uno scontro politico è la sola certezza in tutta questa vicenda, per lo meno stando a come è diventata pubblica la notizia.
 Ovviamente chi ci rimette di più è proprio Reolon, che ieri ha deciso di candidarsi alle primarie del Partito democratico per accedere alle elezioni regionali.
 Ma a rischiare la bufera è Palazzo Piloni, praticamente per intero. La richiesta di rinvio a giudizio infatti è stata notificata a Reolon il 23 dicembre. Subito dopo l’ex presidente ha portato le carte all’ufficio legale della Provincia per attivare la procedura con le assicurazioni che ogni amministratore si paga per far fronte a certi rischi. Qualcuno, più d’uno, tanti, hanno preferito tenere la cosa riservata fino ai massimi livelli: ovvero il presidente. Gianpaolo Bottacin ha saputo del rinvio a giudizio dai giornali e pare che la cosa lo abbia mandato in bestia. Non solo per l’arbitraria decisione di qualche dipendente di non informarlo, ma anche perché della cosa ne era a conoscenza parte della sua giunta, che ne ha discusso martedì in sua assenza. Ma nessuno ha detto niente a Bottacin, mentre si è affrettato a dirlo a qualche giornalista. Tradotto significa che il presidente non può più fidarsi di impegati e assessori, o vice. La vicenda è in corso di verifica, ma è ormai quasi chiarita e nelle prossime ore arriveranno le conseguenze, che saranno sicuramente pesanti per più d’uno. (i.a.)